Traccia per omelia Messa Crismale
Farfa 13 aprile 2022

MESSA CRISMALE – FARFA 13 APRILE 2022
Traccia per l’omelia

Il 19 marzo scorso, il Prefetto della Congregazione per il Clero e il Segretario Generale del Sinodo dei Vescovi, hanno indirizzato una lettera a tutti i presbiteri del mondo. Il tema della lettera era ‘il ruolo dei presbiteri nel processo sinodale’.
Il Vicario Generale, in questi giorni, mi ha trasmesso le sintesi del lavoro di consultazione svolto in diocesi: questa è per me un’occasione per ringraziare tutti coloro che si sono impegnati in questa fase, sia a livello parrocchiale che diocesano.
Cito testualmente la relazione di sintesi di una vicaria:
Tutte le parrocchie hanno accolto con entusiasmo l’iniziativa del Sinodo. L’aspetto più significativo è parso essere la possibilità di incontrarsi, dialogare e confrontarsi in maniera costruttiva fra persone che, pur frequentando la stessa comunità, non si conoscono bene e hanno esperienze distinte
Queste parole sono, per me e per noi, motivo di consolazione.
Ovviamente, non mi faccio e non ci facciamo illusioni. Ci sono state delle difficoltà nello svolgere la fase di consultazione.
Una prima difficoltà sono stati i tempi particolarmente stretti. So con certezza che in qualche parrocchia si è svolta con frutto la consultazione, ma poi non c’è stato il tempo per elaborare la sintesi.
Sarebbe però una ipocrisia dimenticare che questa fase di consultazione, in alcune realtà, non è stata neppure presa in considerazione. Ho raccomandato a tutti di vivere il Sinodo non come una imposizione, ma come un’occasione di crescita. Questo invito ‘alla libertà’, spero che non sia inteso come un invito alla pigrizia. C’è tutto il tempo per recuperare.
Ma anche qui, per fotografare la realtà, occorre tenere presenti sia le difficoltà oggettive che soggettive.
Le difficoltà oggettive: ci sono comunità (e lo dico senza alcuna intenzione offensiva), che sono completamente incapaci di riflettere, di pensare, di interrogarsi, di confrontarsi. Qualche mese fa un parroco mi ha consegnato una relazione ‘preoccupante’ sulla realtà in cui svolge il suo ministero. Parlando del ‘livello intellettuale’ faceva questa descrizione impietosa:
Il livello intellettuale è scarso. Anche i laureati si comportano come gli altri e forse anche peggio. Sono superficiali e incapaci di verificare le cose, snobbano gli approfondimenti.
Parlando poi del ‘livello spirituale’ descriveva la situazione in questi termini:
Hanno poca fede e fanno le cose per abitudine. Non si interessano della santità e neppure di una vita esemplare.
Ovviamente parlare di Sinodo in una situazione del genere è oggettivamente difficile. Stiamo a un livello di ‘de catechizzandis rudibus’.
Ma non dobbiamo nasconderci dietro queste difficoltà oggettive. Spero, anche in questo caso, di non urtare la suscettibilità di nessuno se dico che, sia a livello di laici che a livello di pastori, a volte ci trova di fronte ad atteggiamenti ai quali ben si addicono le parole che, nella parabola, Abramo rivolge al cosiddetto ricco epulone:
Neanche se uno risuscitasse dai morti sarebbero persuasi (Lc. 16, 31)
Ci sono situazioni, persone che sono impermeabili a qualsiasi proposta.
Ma proprio perché la realtà in cui operiamo pastoralmente è caratterizzata da questi chiaroscuri, c’è bisogno di un supplemento di impegno e di pazienza: occorre fare uno sforzo immane, per cercare di sollevare il livello culturale e spirituale delle nostre comunità.
Al riguardo, la lettera inviata ai sacerdoti di tutto il mondo è illuminante.
La lettera parte da un timore:
Ci può essere anche un altro timore: se si sottolineano tanto il sacerdozio comune e il sensus fidei del Popolo di Dio, cosa sarà del nostro ruolo di guida e della nostra specifica identità di ministri ordinati? Si tratta senza dubbio, di scoprire sempre più l’uguaglianza fondamentale di tutti i battezzati e di stimolare i fedeli a partecipare attivamente al cammino e alla missione della Chiesa … Ma in questa esperienza di Popolo di Dio potrà e dovrà venire in rilievo in modo nuovo anche il peculiare carisma dei ministri ordinati di servire, santificare e animare il Popolo di Dio.
Partendo da questa affermazione, la lettera individua un triplice compito dei presbiteri (ovviamente questi compiti non riguardano solo il cammino sinodale, ma tutto il nostro ministero pastorale):
1)     Fare di tutto perché il cammino poggi sull’ascolto della Parola di Dio.
Ringraziamo il Signore, perché in questi ultimi anni abbiamo sottolineato fortemente questa dimensione, attraverso la proposta della lectio divina. Come ho già ripetutamente detto, sono veramente soddisfatto del fatto che per noi è ormai chiaro che un programma pastorale non è costituito da un elenco di cose da fare, ma consiste in un cammino spirituale, nel senso più forte del termine.

2)    Adoperarci perché il cammino si contraddistingua per il reciproco ascolto e la vicendevole accoglienza.
Mi permetto di sottolineare una cosa. Siccome la situazione in cui operiamo non sempre è facile, occorre avere una grande capacità di animazione, cioè una grande capacità propositiva, che vinca ogni pessimismo (l’esperienza degli stages di formazione per il clero si è rivelata estremamente preziosa).

3)    Aver cura che il cammino non ci porti all’introspezione, ma ci stimoli ad andare incontro a tutti.
Anche qui permettetemi una annotazione: dobbiamo sempre più educarci ed educare a respirare con due polmoni. Da una parte, il polmone della nostra comunità concreta o del concreto ministero che svolgiamo (sia laici che presbiteri) e dall’altra il polmone della diocesi e della chiesa universale, che ci permette di non rinchiuderci nel nostro mondo. Dobbiamo essere orgogliosi di essere cattolici!
A questi tre compiti desidero aggiungerne un altro, al quale per temperamento, sono particolarmente sensibile: la concretezza. A tale proposito vi anticipo che, con l’aiuto degli uffici pastorali, ho cominciato a delineare il programma pastorale del prossimo triennio. Condivido con voi una preoccupazione: non vorrei che il cammino sinodale rafforzasse la sensazione di trovarci ‘in alto mare’. Dobbiamo, per usare un’espressione che ormai conosciamo, chiedere ‘un porto sicuro’. Continueremo il nostro cammino pastorale, alla luce del sinodo, facendoci innanzitutto una domanda semplicissima: quali sono i nostri punti fermi?
Ci sono delle certezze assolute che ci accompagnano:
Ecco, io sono con voi tutti i giorni, fino alla fine del mondo (Mt. 28, 18)
e ancora
le potenze degli inferi non prevarranno (Mt. 16, 18)
Il cammino è faticoso, ma le certezze che il Signore ci dona ci permettono di camminare nonostante la fatica e, soprattutto, sapendo dove si va:
Tuo è il regno, tua la potenza e la gloria nei secoli. Amen