Il duomo di Sant’Antonino a Fara è tra le chiese più insigni della diocesi sabina. Si tratta di un complesso edilizio articolato su tre livelli: quello inferiore, corrispondente alla primitiva chiesa trecentesca, quello terreno, ossia l’attuale chiesa, e infine quello superiore che ospitava gli alloggi dei canonici.
Non esistono notizie certe riguardo la fondazione che tuttavia può essere ipotizzata tra il XII e il XIII secolo. La prima menzione risale al 1232, quando una chiesa arcipresbiterale a Fara fu menzionata in una lettera di papa Gregorio IX. Viene elencata anche nel Registrum omnium ecclesiarum della diocesi sabina del 1343, con il titolo di Sant’Antonino. La chiesa tardo medievale venne edificata a ridosso delle mura castellane. Corrisponde all’attuale chiesa sotterranea composta da una navata centrale e due navate laterali: quella sinistra venne utilizzata succesivamente come cimitero dopo essere stata murata, mentre nella navata di destra, nel catino della piccola abside terminale, si scorge ancora un affresco attribuito a Cola dell’Amatrice raffigurante il Redentore tra la Vergine e san Giovanni Battista. Secondo alcuni studiosi la navata destra costituiva il nucleo originario più antico, ampliato poi nel corso del XIV secolo e agli inizi del Cinquecento sopraelevato con l’attuale chiesa.
Questo ampliamento coincise con un periodo di accresciuta importanza politica e di grande prosperità economica per il castello di Fara, divenendo il simbolo spaziale dell’egemonia degli Orsini sull’abbazia di Farfa e sugli altri castelli della zona. Dal 1417 fino alla fine del secolo i cardinali della potente famiglia si successero nel governo abbaziale di Farfa, rafforzando i possedimenti in Sabina e imponendo il loro dominio su numerosi castelli. Fara divenne sede del governatore di Farfa, normalmente anch’egli un Orsini che abitava nel palazzo di famiglia.
I cardinali abati commendatari diedero un forte impulso all’economia del’abbazia di Farfa e della zona: si costruì il quartiere fieristico intorno al monastero e Fara si popolò di botteghe. L’intera abbazia fu sottoposta a profondi restauri e venne costruita dalle fondamenta l’attuale chiesa, consacrata nel 1496 per volere di Giovanni Battista Orsini. In questo contesto nel 1501 iniziarono i lavori di costruzione della nuova chiesa di Sant’Antonino.
Nel 1506 i lavori furono conclusi e, nel 1513, per volere dell’abate commendatario di Farfa, il cardinale Sisto della Rovere, venne elevata a collegiata cioè sede di residenza di un collegio di chierici detti canonici che, vivendo sotto un’unica regola, costituivano il capitolo.
Sono almeno quattro le fasi decorative che hanno abbellito il sacro edificio. La prima risale agli inizi del XVI secolo quando fu realizzata la decorazione degli altari laterali. Di questa prima fase rimane solamente l’affresco di Cola dell’Amatrice, chiamato dalla vicina abbazia di Farfa, raffigurante il Compianto su Cristo morto databile agli inizi del secolo. Alla seconda fase risalgono gli affreschi della seconda metà del XVI secolo realizzati da Sebastiano Florio, allievo di Giorgio Vasari, attivo tra Umbria e Roma. Egli dipinse un monumentale ciclo decorativo che correva lungo tutte le pareti del duomo e di cui oggi è ancora possibile ammirare alcuni lacerti. Tra il XVII e il XVIII secolo le più importanti famiglie faresi costruirono gli altari laterali, impreziosendoli di stucchi, che si sovrapposero al ciclo pittorico rinascimentale: con l’occasione furono commissionate anche le tele che li abbelliscono. Nel 1789 venne dato alla chiesa l’attuale aspetto: furono realizzate la volta centrale e le volte laterali, furono decorati i pilastri e aggiunto il cornicione. Venne posizionato l’altare centrale e dietro il coro dei canonici. Nel XIX secolo vennero decorate le absidi e realizzata la cantoria mentre, nel 1893, fu posato l’attuale pavimento.
Al livello superiore erano ospitati gli ambienti per i canonici. Questi ambienti furono poi destinati, nel 1725, alla conservazione del grano del “monte frumentario” fino al 1851, quando si scelse come sede il palazzetto in piazza del Duomo nei pressi della cisterna.
Nell’ultimo periodo il duomo è stato oggetto di diversi lavori: i più importanti quelli eseguiti tra il 2021 e il 2023, per volere del Vescovo Ernesto Mandara. In tale occasione si eseguì il consolidamento sismico e il restauro dell’intero edificio ormai in avanzato stato di degrado statico e manutentivo: questi lavori permisero di riaprire le porte del duomo dopo 30 anni di chiusura.
Cosa vedere?
L’elegante chiesa, che si presenta nella sua veste settecentesca, nasconde al suo interno alcuni piccoli capolavori. Tra questi l’affresco di Cola dell’Amatrice raffigurante il Compianto su Cristo morto, databile intorno al 1509. L’artista, impegnato nell’abbazia di Farfa, fu chiamato nel borgo sabino per decorare la nuova chiesa da poco terminata, simbolo del potere degli Orsini sul monastero e sui castelli intorno a Fara. Nel 1563, il Vignola disegnò un tabernacolo a tempietto per il card. Alessandro Farnese, abate commendatario di Farfa, da collocare sull’altare centrale. La scelta tipologica voluta dal “Gran Cardinale”, che si rifaceva ai modelli quattrocenteschi di ambito toscano e a un intervento di papa Paolo III per il duomo di Orvieto – che prevedevano l’Eucaristia custodita al centro degli edifici sacri in tabernacoli isolati sugli altari – sarebbe divenuta in seguito canonica per tutta la Chiesa Cattolica, anticipando le risposte del Concilio di Trento alle negazioni protestanti. Il tabernacolo si ispira ai modelli di chiesa a pianta centrale e in origine tra le nicchie ospitava quattro statuine in bronzo raffiguranti profeti dell’ambito di Antonio Gentili da Faenza.
Vi sono inoltre due tele di Vincenzo Manenti, pittore nativo di Orvinio, che nel 1631 sposò Beatrice Amici, figlia di Marzio medico di Fara. Altra opera degna di nota è il crocifisso processionale polimaterico, realizzato nel XVII secolo. Una leggenda locale riferisce che sia stato realizzato in pelle umana: in realtà, il recente restauro eseguito nel 2023 ha rivelato che si tratti di cuoio bovino.
Orari
Dal giovedì alla domenica
10:00 – 18:00 (invernale)
10:00 – 19:00 (estivo)
Pausa pranzo 13:00-14:00.
È consentita la prenotazione.
Info presso l’Ufficio Turistico Comunale del Comune di Fara in Sabina
Contatti
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