PAGINA INIZIALE / Cerimoniale Ministranti / Celebrare l'Eucaristia
«Dando all’Eucaristia tutto il rilievo che essa merita, e badando con ogni premura a non attenuarne alcuna dimensione o esigenza, ci dimostriamo veramente consapevoli della grandezza di questo dono. Ci invita a questo una tradizione ininterrotta, che fin dai primi secoli ha visto la comunità cristiana vigile nella custodia di questo “tesoro”. Sospinta dall’amore, la Chiesa si preoccupa di trasmettere alle successive generazioni cristiane, senza perderne alcun frammento, la fede e la dottrina sul Mistero eucaristico. Non c’è pericolo di esagerare nella cura di questo Mistero, perché “in questo Sacramento si riassume tutto il mistero della nostra salvezza” (STh, III, 83, 4c)»
Giovanni Paolo II, Ecclesia de Eucharistia, 61
Preparare la Messa
«La preparazione pratica di ogni celebrazione liturgica si faccia di comune e diligente intesa, secondo il Messale e gli altri libri liturgici, fra tutti coloro che sono interessati rispettivamente alla parte rituale, pastorale e musicale, sotto la direzione del rettore della chiesa e sentito anche il parere dei fedeli per quelle cose che li riguardano direttamente» (OGMR, 111).
Il sacrestano è colui che svolge il servizio di aver cura della sacrestia e degli oggetti necessari alla celebrazione. Prima della celebrazione egli si assicura che sia pronto tutto l’occorrente per la liturgia.
Sul presbiterio devono essere al loro posto (CE, 125):
- il Messale Romano, se ci sono dei concelebranti e si possono preparare i libretti per loro;
- il Lezionario;
- il testo della preghiera universale (dall’Orazionale, o da altri testi), sia per chi presiede la celebrazione sia per chi la leggerà;
- eventuali libretti per i canti;
- il pane sulla patena, il vino e l’acqua nelle ampolline; se si fa la processione offertoriale si pongono in un luogo adatto (es. in fondo alla chiesa);
- il calice (eventualmente velato, cf. OGMR, 118);
- la palla per il calice;
- il corporale;
- il purificatoio;
- l’occorrente per il lavabo (un bacile, la brocca dell’acqua e un asciugamano);
- la domenica, se si usa per l’atto penitenziale, il vaso dell’acqua da benedire;
- eventualmente anche il piattello per la comunione dei fedeli.
Se la celebrazione si svolge in modo solenne nel luogo dove il sacerdote si prepara per la celebrazione (nel secretarium o nella stessa sacrestia) si approntano anche:
- l’Evangeliario;
- il turibolo e la navicella con l’incenso;
- la croce astile;
- i candelieri con le candele accese.
Si approntano infine le vesti sacre:
- per tutti i ministri sacri il camice (con l’amitto e il cingolo se necessari);
- per il sacerdote anche stola e casula;
- per il diacono anche stola e dalmatica.
Liturgia pratica
È opportuno che la celebrazione sia preparata per tempo.
Quanto all’altare esso è ricoperto da almeno una tovaglia bianca; sopra o nei pressi di esso almeno 2 candelabri, o 4 o 6 per le domeniche e le feste, o 7 se celebra il Vescovo diocesano; il Crocifisso; sopra l’altare se non si porta in processione si può deporre anche l’Evangeliario (cf. OGMR, 117).
Spiritualità
Nell’accompagnare i ministranti si può insistere sull’importanza di preparare l’incontro con Dio e il proprio servizio.
Il cerimoniere è colui che guida la celebrazione e ha cura del corretto svolgimento liturgico perché tutto sia in ordine e si possano cogliere tutti i segni.
Per preparare la celebrazione si assicura che siano accese le candele (e i microfoni), che il Messale sia in ordine e che il sacerdote infonda l’incenso nel turibolo.
Quindi dispone la processione così (CE, 128):
- il turiferario con il turibolo e la navicella; oppure eventualmente accanto a lui il navicelliere;
- il crocifero, con la croce, e accanto a lui
- i due cerofori, con le candele;
- tutti gli altri ministranti a due a due;
- il diacono (o un lettore) con l’Evangeliario, che è tenuto chiuso e leggermente sollevato;
- il sacerdote.
Ogni ministrante arriva per tempo in sacrestia (o nel luogo da cui partirà la processione), cioè con un certo anticipo rispetto all’inizio della celebrazione. Dopo aver eventualmente aiutato a preparare il presbiterio si informa per tempo dal cerimoniere o dal sacerdote stesso quale servizio dovrà svolgere. Indossa la sua veste (il camice, la tarcisiana o la talare e la cotta) e si raccoglie un po’ in preghiera, preparando il cuore ad incontrare il Signore nella celebrazione. Infine si fa trovare pronto per la processione. Dalla processione d’ingresso e durante tutta la celebrazione se ha le mani libere le tiene giunte davanti al petto: aperte palmo contro palmo e col pollice destro sopra il sinistro (cf. CE 107, n. 80).
Liturgia pratica
Il cerimoniere concordi col sacerdote le parti variabili della celebrazione.
Evidentemente se non si celebra la Messa solenne si omettono tutte le parti del turiferario, del crucifero e dei cerofori.
Spiritualità
La processione d’ingresso richiama il corteo trionfale del Risorto (cf. Col 2,15) e quello nuziale del Re-Sposo (cf. Ct 3; Sal 45), che la Chiesa attende.
Il turiferario è colui che porta il turibolo. A meno che non vi provveda il sacrestano è lui ad aver cura che il turibolo sia fumigante durante la celebrazione. Prima della celebrazione accende il carbone (o i carboncini) e lo pone nel turibolo muovendolo perché entri l’aria e li faccia ardere. Il turibolo si porta con la mano destra, con il pollice introdotto nell’anello più grande e il medio in quello più piccolo mobile, per aprire il turibolo (cf. CE, 74, nota 66). C’è consuetudine, nel portare turiboli più leggeri, di inserire il mignolo nell’anello fisso e il pollice nel mobile. La mano sinistra va alla stessa altezza della destra: se non si porta la navicella la si tiene sul petto. Quando tutto è pronto subito prima di iniziare la processione si reca dal sacerdote e apre il turibolo perché egli possa mettervi l’incenso.
Se c’è il navicelliere egli sempre segue il turiferario portando la navicella con entrambe le mani, e la pone aperta al sacerdote.




