Tempo di Quaresima

Il segno dell’incenso

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đźž‹ obiettivo:

Comprendere che l’incenso è un segno caratteristico delle celebrazioni più particolari e solenni.

đź“— Formazione liturgica

La liturgia della Chiesa prevede un segno che si lascia apprezzare per la sua visibilità, che non deve rischiare di «rubare» la nostra attenzione, ma dovrebbe aiutarci a pregare: l’incensazione.

Le ragioni di questo segno sono molteplici. Anzitutto la [1] preghiera. Il fumo dell’incenso che sale verso l’alto simboleggia le nostre preghiere che salgono a Dio (Sal 140; Ap 8,3). [2] Offerta. L’incenso è un modo di «sprecare» qualcosa per il Signore, è un sacrificio vegetale, un modo di rendergli culto (Es 30). [3] Profumo. L’incenso, benedetto, ci ricorda anche il profumo di Cristo (2Cor 2,14s) che si spande per la chiesa e ci predispone al bene.

Per incensare si utilizza il turibolo. Esso si compone di un braciere, cioè un vaso dove si accendono i carboncini (o il carbone) per bruciare l’incenso; esso ha poi un coperchio forato che fa passare il fumo. Il braciere è sorretto da tre catenelle radunate nel disco dell’impugnatura e una quarta è passante e consente di sollevare il coperchio. L’incenso si porta invece in un vaso decorato chiamato navicella, che è accompagnata da un cucchiaino perché il celebrante possa infondere i grani d’incenso nel braciere.

L’uso del turibolo richiede alcune attenzioni pratiche. [1] Il turibolo si porta con la mano destra infilando il pollice nell’anello fisso e il medio in quello mobile, facendo passare le catenelle sopra il mignolo e l’anulare; in questo modo si ha anche una buona presa sul disco d’impugnatura. In alternativa per i turiboli più leggeri si utilizza anche portarli con il mignolo nell’anello fisso e il pollice in quello mobile. [2] Quando si presenta al celebrante il turibolo per infondere l’incenso si apre il coperchio e si raccolgono le catenelle con la mano sinistra, sollevandolo. [3] Quando si passa il turibolo al celebrante o al diacono perché incensi si fa cadere il coperchio sul braciere e si passa in modo che sia facile la presa a chi lo riceve.

L’incensazione avviene tenendo il disco d’impugnatura vicino al petto con la sinistra e prendendo le catenelle con la destra, in modo da tenere sollevato il braciere e poterlo dirigere verso l’oggetto da incensare. L’incensazione può avvenire con colpi singoli (ictus), consecutivi e senza pause, o con un tratto (ductus) cioè un doppio colpo seguito da una piccola pausa. L’altare viene incensato con colpi singoli dal celebrante. Le immagini dei santi si incensano con due tratti. La croce, il Vangelo, le offerte, il celebrante, il popolo e l’Eucaristia con tre tratti.

L’incenso si usa nella S. Messa: [1] all’inizio della celebrazione, portato in processione d’ingresso è usato per incensare l’altare, la croce, ed eventuali immagini dei santi; [2] al Vangelo, accompagna il corteo dell’Evangeliario, si usa per incensare il libro e resta durante la proclamazione; [3] all’Offertorio si utilizza per le offerte, l’altare, la croce, il sacerdote e il popolo; [4] alla Preghiera Eucaristica l’incenso durante il Santo si pone con le candele davanti l’altare e alla Consacrazione si usa per incensare alla presentazione dell’Ostia e del Calice, al Mistero della Fede rientra in sacrestia.

Si utilizza anche in altre celebrazioni: [1] nell’Adorazione Eucaristica si incensa con tre tratti il SS.mo Sacramento all’esposizione, prima e durante la Benedizione; [2] nelle Lodi e nei Vespri solenni al cantico evangelico si incensa altare e popolo; [3] alla Veglia Pasquale si usa per incensare il Cero e il Messale alla proclamazione dell’Exsultet.

❤ Un ascolto in più

Si prospetta una serata speciale, un incontro speciale, il compleanno che tanto aspettavo, una bella uscita con i miei amici, una cena importante, mi preparo per bene, doccia, vestiti, ma manca qualcosa… il profumo! C’è quel dettaglio che rende tutto speciale, ci fa capire che non è un momento come gli altri, potremmo non metterlo il profumo, non è un bene primario… eppure questo gesto rivela la cura e quell’attenzione in più che scegliamo di dedicare a questo incontro. Capiamo che c’è qualcosa per cui vale la pena sprecare quel profumo prezioso, è un sacrificio, rendiamo veramente sacro il momento.

Così accade nelle celebrazioni quando siamo avvolti dal profumo dell’incenso, facciamo salire le nostre preghiere a Dio bruciando l’incenso che si espande in tutta la chiesa. Come Maria di Betania che si getta ai piedi di Gesù e “spreca” 300 grammi di puro nardo perché capisce che quella è un’occasione speciale e non poteva trattenere niente per sé.

Posso chiedermi: quali sono i dettagli di cui mi prendo cura durante il mio servizio da ministrante?

SCRITTURA

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CATECHISMO
CE 84-98
OGMR 276-277
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