PAGINA INIZIALE / Come incenso / Incontro 10
Conoscenza
Apprendere il significato dell’uso dell’incenso nella liturgia e approfondire la struttura e il senso del cammino della Via Crucis.
Atteggiamenti
Maturare un cuore umile, sincero ed essenziale davanti a Dio, rigettando l’orgoglio o la finzione e riscoprendo il bisogno della misericordia divina.
Comportamenti
Curare con precisione e attenzione i gesti del proprio servizio all’altare e partecipare attivamente alla preghiera della Via Crucis portando le croci quotidiane dei propri coetanei.
1. Imparare a pregare
2. Il segno dell'incenso
3. Con la Via Crucis
🞋 obiettivo:
Scegliere uno stile di preghiera vero, umile, essenziale e che viene dal cuore.
Ai ragazzi viene fornita una piccola carta di identità da compilare con le loro informazioni. Poi, divisi a coppie o a trii, riceveranno il brano del Vangelo sul quale dovranno ricostruire l’identikit del Fariseo e del Pubblicano, usando una carta di identità simile alla precedente.
Razionalizzazione. L’obiettivo è quello di far descrivere ai ragazzi i diversi atteggiamenti dei due personaggi del vangelo.
Lc 19,8-14 | [In quel tempo, parlando alle folle Gesù] disse ancora questa parabola per alcuni che avevano l’intima presunzione di essere giusti e disprezzavano gli altri: «Due uomini salirono al tempio a pregare: uno era fariseo e l’altro pubblicano. Il fariseo, stando in piedi, pregava così tra sé: “O Dio, ti ringrazio perché non sono come gli altri uomini, ladri, ingiusti, adùlteri, e neppure come questo pubblicano. Digiuno due volte alla settimana e pago le decime di tutto quello che possiedo”. Il pubblicano invece, fermatosi a distanza, non osava nemmeno alzare gli occhi al cielo, ma si batteva il petto dicendo: “O Dio, abbi pietà di me peccatore”. Io vi dico: questi, a differenza dell’altro, tornò a casa sua giustificato, perché chiunque si esalta sarà umiliato, chi invece si umilia sarà esaltato».
Spunti | Con questa parabola Gesù vuole dirci qual è l’atteggiamento giusto per pregare: guardiamo i due protagonisti. Il fariseo prega stando in piedi, usa molte parole, ma in realtà sembra uno sfoggio dei propri meriti: «grazie perché non mi hai fatto come…». Lui prega Dio, ma in realtà guarda se stesso, prega se stesso! Invece di mettersi davanti al Signore, si mette davanti ad uno specchio e si ammira, si sente sicuro, si sente addirittura padrone del tempo! Il fariseo si ritiene già giusto, dimenticandosi però del comandamento più importante: l’amore per Dio e per il prossimo.
Il pubblicano invece si presenta nel tempio con animo umile e pentito. Osserviamolo: si mantiene a distanza, non osava alzare gli occhi al cielo, si batteva il petto. La sua preghiera è brevissima, niente giri di parole. È una preghiera semplice, umile, essenziale. Sa di essere peccatore e chiede a Dio la misericordia. Si presenta davanti a Dio a mani vuote, chiedendo a Lui di riempirle di amore.
È importante dunque domandarci non solo “quanto” preghiamo, ma anche “come” preghiamo e “com’è il nostro cuore” quando preghiamo. In questo tempo di Quaresima possiamo scegliere uno stile di essenzialità della preghiera, ma che sia vera, che viene dal cuore. Non dobbiamo fare i fuochi d’artificio per trasformare la nostra vita, ma in semplicità scegliamo alcuni aspetti, alcuni comportamenti e atteggiamenti che possono essere convertiti, raddrizzati, ri-orientati verso il bene e verso Gesù.
Posso chiedermi: che valore ha per me la preghiera? Qual è il sapore che provo mentre prego?
Il numero quattro è un numero importante: pensiamo ai quattro punti cardinali o alle quattro stagioni: è il numero che indica universalità, totalità, completezza, tutte le persone! Perciò possiamo pensare che quando viviamo delle fatiche, c’è sempre vicino a noi qualcuno che ci può aiutare. E questi quattro amici fanno qualcosa di straordinario: scoperchiano un tetto! Ci sono persone che, con tutte le loro forze, ci possono portare da Gesù! Pensiamo alla Chiesa, alle persone che come noi, come comunità, ci portano da Gesù, sono testimoni di Gesù. Allora ci possiamo soffermare a pensare a quali persone nella nostra vita ci possono portare a Gesù. Forse, senza quei quattro amici, il paralitico non sarebbe mai arrivato a Gesù.
Esiste un modo particolare ma molto semplice per accompagnare i nostri amici: pregare. La preghiera per gli altri – detta intercessione – è quel dialogo con il Signore che crea comunione e ci fa portare i nostri fratelli davanti a Gesù.
Chiediamo allora al Signore la capacità di saper guardare con cura ai nostri fratelli e di poter intercedere per loro, pregando il Signore. Che sguardo ho nei confronti dei miei amici? Mi ricordo di pregare per loro, ringraziando Gesù per la loro amicizia? Chi mi porta da Gesù?
Al termine dell’incontro, ai ragazzi viene lasciata una parola per orientare la loro preghiera personale a Gesù durante la settimana. Viene preparato un piccolo sacchetto con alcuni grani di incenso; dentro al sacchetto viene anche inserita la parola stampata. La parola di questo incontro è: semplicità.
SCRITTURA
Lc 19,8-14
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CATECHISMO
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ALLEGATI
Disponibili a breve
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MULTIMEDIA
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