
La Basilica abbaziale di Santa Maria di Farfa torna a mostrarsi nella sua piena bellezza dopo il grande intervento di restauro e valorizzazione che ha interessato la struttura e alcuni dei suoi più importanti apparati storico-artistici. Venerdì 4 settembre sarà una giornata particolarmente significativa per la Diocesi di Sabina-Poggio Mirteto e per tutto il territorio, con la cerimonia che segnerà la conclusione di un articolato percorso di conservazione e tutela di uno dei luoghi simbolo della Sabina.
L’intervento è stato realizzato nell’ambito del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza – PNRR, Missione 1, Componente 3, Investimento 2.4, dedicato alla sicurezza sismica nei luoghi di culto, al restauro del patrimonio del Fondo Edifici di Culto (FEC) e ai siti di ricovero delle opere d’arte. Il progetto è stato promosso dal Ministero della Cultura, in stretta sinergia con il Fondo Edifici di Culto del Ministero dell’Interno.
Mons. Mandara: «Un momento di grande gioia per la nostra Diocesi»
A sottolineare il significato ecclesiale e comunitario dell’appuntamento è il Vescovo di Sabina-Poggio Mirteto, S.E. Mons. Ernesto Mandara.
«La nuova inaugurazione della basilica abbaziale di Farfa, dopo l’importante intervento di restauro, rappresenta un momento di grande gioia per la nostra diocesi Sabina e per l’intero territorio. Restituire alla sua piena bellezza un luogo come questo non significa soltanto preservare un patrimonio storico e artistico di straordinario valore, ma soprattutto custodire e rilanciare un luogo che nei secoli è stato casa di fede, di preghiera e di incontro. Farfa è parte profonda della storia della nostra terra e continua ancora oggi a parlare a chi la visita, credente o non credente».
Per il Vescovo, quindi, la conclusione dei lavori non rappresenta soltanto il recupero di un monumento, ma offre l’opportunità di riscoprire la relazione profonda che unisce Farfa alla comunità ecclesiale e civile.
«L’auspicio è che questa inaugurazione non rappresenti soltanto il punto di arrivo di un lavoro di recupero, ma anche l’occasione per rinnovare il legame con un luogo che continua a custodire e trasmettere la ricchezza della nostra storia e della nostra fede».
Farfa, una storia millenaria nel cuore della Sabina
La rilevanza dell’intervento assume un significato ancora maggiore alla luce della storia dell’Abbazia di Santa Maria di Farfa, le cui origini risalgono al VI secolo e che conobbe una stagione di straordinario sviluppo già nell’VIII secolo.
L’attuale Basilica è in larga parte il risultato della grande trasformazione avvenuta tra Quattrocento e Cinquecento. Durante la gestione del cardinale Giovanni Battista Orsini la chiesa fu riedificata e completata nel 1494, come ricorda l’iscrizione conservata sul soffitto ligneo.
La decorazione pittorica della Basilica si sviluppò soprattutto nel Cinquecento. Il monumentale Giudizio Universale, datato 1561, testimonia l’apporto di maestranze fiamminghe legate all’ambiente veneziano, mentre tra il 1597 e il 1598 anche Orazio Gentileschi lavorò a Farfa, affrescando le cappelle di Sant’Orsola, Sant’Anna e dei Santi Pietro e Paolo.
Un patrimonio che rende Farfa non soltanto uno dei luoghi più importanti della storia religiosa della Sabina, ma un punto di riferimento per la storia dell’arte, della cultura monastica e della spiritualità europea.
Il programma di venerdì 4 settembre
La cerimonia di inaugurazione avrà inizio venerdì 4 settembre alle ore 17.30 con la Santa Messa presieduta da Sua Eminenza il Cardinale Angelo De Donatis, Penitenziere Maggiore, e concelebrata da S.E. Mons. Ignazio Sanna, Commissario Pontificio per l’Abbazia di Farfa, e da S.E. Mons. Ernesto Mandara, Vescovo di Sabina-Poggio Mirteto.
Alle ore 18.30 seguiranno i saluti e gli interventi istituzionali del Ministero della Cultura e delle Autorità locali.
L’inaugurazione diventa così non soltanto il momento conclusivo di un grande intervento di restauro, ma l’inizio di una nuova stagione per Santa Maria di Farfa: un luogo nel quale la tutela della bellezza continua a intrecciarsi con la fede, la memoria e la vita delle comunità della Sabina.

