Abbazia di Farfa, inaugurati i lavori di restauro: fede, arte e memoria nel cuore della Sabina

La celebrazione presieduta dal Cardinale Angelo De Donatis con Mons. Ignazio Sanna e il Vescovo Ernesto Mandara. Un intervento da 2,55 milioni di euro restituisce alla piena bellezza uno dei luoghi simbolo della storia e della fede della Sabina.

Un luogo millenario di fede restituito alla sua piena bellezza e consegnato alle generazioni future. Venerdì 4 settembre, nella Basilica abbaziale di Santa Maria di Farfa, nel comune di Fara in Sabina, si è svolta la cerimonia di inaugurazione dei lavori di restauro e valorizzazione che hanno interessato uno dei luoghi più importanti della Diocesi di Sabina-Poggio Mirteto e dell’intero territorio sabino.

Una giornata che ha unito la dimensione spirituale e quella culturale, la celebrazione liturgica e il racconto di un grande intervento di tutela, ricordando come Farfa non sia soltanto un monumento di straordinario valore storico e artistico, ma continui ad essere luogo vivo di preghiera, incontro e testimonianza cristiana.

La celebrazione presieduta dal Cardinale Angelo De Donatis

La giornata si è aperta alle 17.30 con la Santa Messa presieduta da Sua Eminenza il Cardinale Angelo De Donatis, Penitenziere Maggiore, e concelebrata da S.E. Mons. Ignazio Sanna, Commissario Pontificio per l’Abbazia di Farfa, e da S.E. Mons. Ernesto Mandara, Vescovo di Sabina-Poggio Mirteto.

La celebrazione ha rappresentato il cuore della giornata, collocando anche il grande lavoro di recupero della Basilica dentro la sua vocazione più profonda. Farfa custodisce infatti da secoli una storia nella quale fede, cultura, arte e vita monastica sono profondamente intrecciate.

Al termine della Santa Messa si sono svolti i saluti e gli interventi istituzionali, con la partecipazione dei rappresentanti del Ministero della Cultura, del Ministero dell’Interno, della Soprintendenza, delle istituzioni civili e delle Forze dell’Ordine.

Mons. Mandara: «Farfa è parte profonda della storia della nostra terra»

A interpretare il significato della giornata dal punto di vista della Chiesa Sabina sono state le parole del Vescovo Ernesto Mandara, che ha sottolineato come il valore del restauro vada ben oltre la conservazione materiale di un monumento.

«Restituire alla sua piena bellezza un luogo come questo non significa soltanto preservare un patrimonio storico e artistico di straordinario valore, ma soprattutto custodire e rilanciare un luogo che nei secoli è stato casa di fede, di preghiera e di incontro. Farfa è parte profonda della storia della nostra terra e continua ancora oggi a parlare a chi la visita, credente o non credente».

È proprio questa continuità tra passato e presente a rendere particolarmente significativo l’intervento appena concluso. La Basilica non è soltanto testimonianza di una storia millenaria, ma continua ad accogliere la liturgia, i pellegrini, le comunità e quanti giungono a Farfa per incontrarne la bellezza e il silenzio.

«L’auspicio è che questa inaugurazione non rappresenti soltanto il punto di arrivo di un lavoro di recupero, ma anche l’occasione per rinnovare il legame con un luogo che continua a custodire e trasmettere la ricchezza della nostra storia e della nostra fede», ha aggiunto Mons. Mandara.

Un grande intervento per la Basilica di Santa Maria di Farfa

Il restauro della Basilica di Farfa è stato realizzato grazie a un finanziamento di 2 milioni e 550 mila euro nell’ambito del PNRR – Missione 1, Componente 3, Investimento 2.4, dedicato alla sicurezza sismica nei luoghi di culto, al restauro del patrimonio del Fondo Edifici di Culto e ai siti di ricovero delle opere d’arte – Recovery Art.

Il progetto è stato promosso dal Ministero della Cultura, in stretta sinergia con il Fondo Edifici di Culto (FEC) del Ministero dell’Interno, e ha coinvolto la Basilica sotto il profilo strutturale, storico-artistico e impiantistico.

Tra gli interventi più significativi figurano il recupero del monumentale soffitto ligneo a cassettoni, delle superfici affrescate della navata centrale, degli otto sottarchi laterali, dell’arco trionfale e del grande Giudizio Universale del 1561 sulla controfacciata.

Sono stati inoltre interessati la copertura, i prospetti esterni, gli infissi e gli impianti, con un nuovo sistema illuminotecnico pensato anche per valorizzare la lettura delle opere d’arte.

Il soffitto ligneo e il Giudizio Universale

Particolarmente delicato è stato il lavoro sul soffitto ligneo a cassettoni, segnato nel tempo dalle infiltrazioni che avevano provocato deterioramenti delle superfici dipinte e delle dorature. Le operazioni di consolidamento e conservazione hanno permesso di recuperare stabilità e leggibilità delle preziose finiture policrome e dorate.

Uno degli interventi più spettacolari ha riguardato il Giudizio Universale, dipinto nel 1561 sulla controfacciata della Basilica. Umidità, efflorescenze saline e precedenti trattamenti avevano progressivamente alterato la percezione dell’opera. Il restauro ha consentito di recuperarne profondità, qualità cromatica e forza narrativa.

Anche durante il cantiere la Basilica ha continuato a vivere la propria quotidianità: ponteggi e piattaforme sono stati progettati appositamente per permettere la prosecuzione delle celebrazioni liturgiche e delle visite senza interruzioni.

Un patrimonio custodito insieme

Alla cerimonia hanno partecipato S.E. il Prefetto di Rieti Pinuccia Niglio, il Colonnello Valerio Marra, Comandante Provinciale dei Carabinieri di Rieti, la Sindaca di Fara in Sabina e Presidente della Provincia di Rieti Roberta Cuneo e numerosi rappresentanti delle istituzioni e dei Comuni del territorio.

Presenti anche la Soprintendente Lisa Lambusier, Angelantonio Orlando, Direttore dell’Unità di Missione per l’attuazione del PNRR, il Viceprefetto Antonio Tedeschi della Direzione Centrale degli Affari dei Culti e per l’Amministrazione del Fondo Edifici di Culto e Giuseppe Cassio, funzionario storico dell’arte della Soprintendenza e responsabile della direzione scientifica degli interventi storico-artistici.

Una presenza corale che testimonia la collaborazione tra Chiesa, istituzioni dello Stato e territorio resa possibile attorno a un patrimonio che appartiene non soltanto alla comunità ecclesiale, ma alla storia culturale della Sabina e del Paese.

Farfa, una storia che continua

Le origini dell’Abbazia di Santa Maria di Farfa risalgono al VI secolo e la sua storia attraversa oltre un millennio di vicende religiose, culturali e artistiche. L’attuale Basilica fu profondamente trasformata tra Quattrocento e Cinquecento e completata nel 1494 durante la stagione della commenda degli Orsini.

Alla grande decorazione cinquecentesca appartiene il Giudizio Universale del 1561; tra il 1597 e il 1598 Orazio Gentileschi lavorò invece alle cappelle di Sant’Orsola, Sant’Anna e dei Santi Pietro e Paolo.

Ma il significato della giornata del 4 settembre sta proprio nel non fermarsi alla contemplazione del passato. Con la conclusione dei lavori, Farfa continua la propria storia: luogo nel quale la bellezza custodita nei secoli può ancora parlare all’uomo di oggi e nel quale patrimonio artistico e patrimonio spirituale rimangono inseparabili.

Per la Diocesi di Sabina-Poggio Mirteto, l’inaugurazione dei restauri diventa così un invito a rinnovare il legame con uno dei luoghi che più profondamente raccontano l’identità della Chiesa Sabina: una casa di fede, di preghiera e di incontro, da custodire e continuare ad abitare.

Foto by Foto Benzi