
Un luogo che appartiene non soltanto alla storia della Sabina, ma alla storia spirituale e culturale dell’Italia e dell’Europa. È questa la prospettiva scelta dal Ministro della Cultura Alessandro Giuli nel messaggio istituzionale inviato in occasione della conclusione degli interventi di restauro della Basilica dell’Abbazia di Santa Maria di Farfa, inaugurati venerdì 4 settembre.
Nel suo saluto alle autorità religiose, civili e militari e all’intera comunità di Farfa, il Ministro ha espresso la propria «più viva partecipazione» a un evento definito di grande rilievo per il territorio, sottolineando come la conclusione dei lavori apra «una nuova fase nella lunga storia di questo luogo».
Farfa nella proposta di candidatura UNESCO
Particolarmente significativo il richiamo del Ministro alla dimensione internazionale dell’Abbazia.
Giuli ricorda infatti che il complesso di Santa Maria di Farfa figura tra i siti inseriti nella proposta di candidatura seriale UNESCO “Gli insediamenti benedettini altomedievali in Italia”, insieme all’Abbazia di Montecassino, ai monasteri di San Benedetto e Santa Scolastica a Subiaco e all’Abbazia di San Vincenzo al Volturno.
Un riconoscimento del ruolo ricoperto da Farfa nella storia del monachesimo. Fondata nel VI secolo e sviluppatasi nell’VIII, l’Abbazia viene definita dal Ministro uno dei centri propulsori del monachesimo europeo, oltre che, nel corso dei secoli, una potente roccaforte del potere imperiale e papale.
Oggi, ricorda ancora Giuli, Santa Maria di Farfa è il sito culturale e monumentale più visitato della provincia di Rieti e rappresenta una delle principali tappe degli itinerari della Via Francigena e del Cammino di Francesco.
Un cantiere che non ha interrotto la vita della Basilica
Nel messaggio viene evidenziato anche un aspetto particolarmente importante dell’intervento: le soluzioni adottate durante il cantiere hanno consentito di garantire la continuità delle funzioni liturgiche e delle visite turistiche.
I lavori sono stati finanziati con 2,55 milioni di euro del PNRR, nell’ambito della misura dedicata alla sicurezza sismica e al recupero dei luoghi di culto, e hanno interessato l’intero edificio: dalle strutture esterne alle coperture, dal monumentale soffitto ligneo a cassettoni fino alle pitture murali.
Tra i risultati indicati dal Ministro assume particolare rilievo la pulitura del Giudizio Universale, tornato pienamente leggibile nelle sue cromie dopo il delicato intervento conservativo.
La collaborazione tra istituzioni
Giuli ha inoltre sottolineato come il compimento dei lavori sia stato possibile grazie alla collaborazione tra Ministero della Cultura e Ministero dell’Interno, attraverso il Fondo Edifici di Culto, proprietario del complesso.
Nel messaggio vengono ringraziati il direttore della Direzione Centrale degli Affari dei Culti e per l’Amministrazione del Fondo Edifici di Culto Alessandro Tortorella, il viceprefetto Antonio Tedeschi e la Prefettura di Rieti.
Un ringraziamento particolare viene rivolto anche a Luigi La Rocca, Capo del Dipartimento per la Tutela del Patrimonio Culturale, alla Soprintendenza Archeologia, Belle Arti e Paesaggio per l’area metropolitana di Roma e per la provincia di Rieti, diretta dall’architetto Lisa Lambusier, che ha ricoperto anche il ruolo di Responsabile Unico del Progetto, e all’Unità di Missione per l’attuazione del PNRR.
Il Ministro cita inoltre la direttrice dei lavori Bianca Guidotti, il direttore scientifico Giuseppe Cassio e tutti i funzionari, tecnici e professionisti che hanno contribuito all’intervento.
«Un monumento che appartiene all’Italia e all’Europa»
È soprattutto nella conclusione che il messaggio assume un significato particolarmente forte anche per la comunità ecclesiale.
Il Ministro esprime infatti la gratitudine del Ministero a quanti hanno lavorato al progetto per aver restituito alla comunità «un monumento che appartiene alla storia spirituale e culturale dell’Italia e dell’Europa».
Parole che riconoscono in Farfa qualcosa di più di un grande bene monumentale. La storia dell’Abbazia, la sua vocazione benedettina, la continuità della preghiera e la straordinaria eredità artistica fanno di Santa Maria di Farfa un patrimonio vivo, nel quale la tutela della bellezza continua a incontrare la fede e la storia delle comunità che nei secoli lo hanno custodito.
