
La Giornata per la Vita vissuta in Diocesi Sabina

La 48ª Giornata per la Vita è stata vissuta domenica 1° febbraio a Monterotondo, presso il Centro Pastorale San Martino, come un momento di riflessione condivisa sul valore della vita, con uno sguardo attento al mondo dei bambini e dei ragazzi. L’incontro, promosso dalla Diocesi Sabina Poggio Mirteto, ha avuto come filo conduttore il tema “Dalla parte dei piccoli: il primato del cuore”, in sintonia con il messaggio dei vescovi italiani.
L’appuntamento ha riunito famiglie, operatori pastorali ed educatori, offrendo uno spazio di ascolto e confronto sui temi della fragilità, del disagio giovanile e della responsabilità educativa.
L’apertura della Pastorale Familiare: la fragilità come valore

Ad aprire i lavori è stata Tiziana Di Eugenio, responsabile dell’Ufficio diocesano di Pastorale Familiare insieme al marito Marco Billi. Nel suo intervento introduttivo ha spiegato le ragioni della scelta della relatrice principale, richiamando il messaggio dei vescovi italiani.
«Abbiamo pensato alla professoressa perché il messaggio dei vescovi ci invita a guardare la fragilità come un valore», ha affermato, sottolineando come il lavoro clinico e umano della relatrice sia da anni a contatto diretto con il disagio dei figli e dei bambini.
Tiziana ha inoltre evidenziato il valore della presenza e dello stile relazionale, ricordando «il sorriso, l’accoglienza e la responsabilità che si ritrovano sempre in chi opera in questo ambito», elementi ritenuti fondamentali per un autentico cammino educativo.
La relazione di Daniela Pia Rosaria Chieffo: ascoltare davvero i bambini

Cuore dell’incontro è stata la relazione della Daniela Pia Rosaria Chieffo, psicologa clinica e docente presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore, da anni impegnata nello studio e nella cura del disagio in età evolutiva e adolescenziale.
Nel suo intervento, la professoressa Chieffo ha richiamato con forza la necessità di ascoltare la voce dei piccoli, spesso non riconosciuta o sottovalutata. «I bambini e i ragazzi vivono situazioni che non riescono sempre a raccontare, ma che lasciano segni profondi», ha spiegato, facendo riferimento a contesti di violenza domestica, conflitti familiari, migrazioni forzate e solitudini educative.
Ampio spazio è stato dedicato al tema delle emozioni, in particolare alla rabbia e alla frustrazione, descritte come segnali di un disagio che chiede ascolto e accompagnamento. La relatrice ha invitato a evitare una lettura esclusivamente patologizzante dei comportamenti giovanili, distinguendo tra difficoltà evolutive e disturbi che incidono in modo persistente sulla qualità della vita.
«Quando parliamo di disturbo, parliamo di qualcosa che dura nel tempo e che compromette il benessere del bambino o del ragazzo», ha precisato, sottolineando l’importanza di percorsi adeguati e specifici per l’età pediatrica e adolescenziale.
Famiglia, relazioni e responsabilità educative

Nel corso della relazione è emerso con forza anche il ruolo della famiglia come primo luogo di cura e di benessere. La professoressa Chieffo ha richiamato l’importanza di gesti semplici ma decisivi, come il tempo condiviso, il guardarsi negli occhi, il mangiare insieme, elementi che contribuiscono a costruire sicurezza affettiva e capacità relazionali.
È stata inoltre sottolineata la necessità di una maggiore attenzione adulta rispetto all’uso delle tecnologie, ai ritmi di vita, al sonno e alla nutrizione, aspetti sempre più centrali nel disagio contemporaneo di bambini e adolescenti.
La chiusura di don Paolo Gilardi: una sfida per tutta la comunità

A concludere l’incontro è stato don Paolo Gilardi, Vicario Generale della Diocesi, che ha portato anche il saluto del vescovo Ernesto Mandara.
«È stato un pomeriggio molto interessante e importante per ciascuno di voi», ha affermato, ringraziando i relatori e i partecipanti. Don Gilardi ha poi allargato lo sguardo alle molteplici fragilità che attraversano oggi l’infanzia e l’adolescenza.
«Pensiamo ai bambini segnati dalle violenze domestiche, alle migrazioni faticose, agli abbandoni educativi e alle forme di indottrinamento che non guardano al loro vero bene», ha detto, ricordando come la comunità cristiana sia chiamata a non restare indietro nella comprensione e nell’accoglienza del vissuto dei più giovani.
Un cammino che continua
La Giornata per la Vita diocesana si è così confermata come un’occasione di ascolto, formazione e responsabilità condivisa. Un momento che ha rimesso al centro il primato del cuore, ricordando che la vita si difende e si promuove ogni giorno, soprattutto quando si sceglie di stare dalla parte dei più piccoli.

