PAGINA INIZIALE / Come io vi ho amati / Incontro 13
Conoscenza
Percepire la preziosità della vita custodita in ciascuno e riconoscere in Gesù il vero nutrimento per la vita eterna.
Atteggiamenti
Maturare cura e rispetto verso le persone che incontriamo e i luoghi che abitiamo nel servizio, in quanto beni di tutta la comunità.
Comportamenti
Nutrire l’incontro personale con Gesù attraverso il servizio del banchetto eucaristico.
1. Essere semi
2. La fonte del servizio
3. Generosamente
🞋 obiettivo:
Identificare il calice come strumento del servizio innalzato dal sacerdote e segno della comunione con Cristo, da cui ha origine la nostra salvezza.
I ragazzi sono divisi in due squadre, si dispongono in fila. Il primo della fila avrà in mano il bicchiere bucato pieno d’acqua e farà un mini percorso che lo condurrà al secchio comune dove potrà riversare l’acqua rimasta. Subito correrà dal primo della fila a consegnare nuovamente il bicchiere per continuare il giro. Chi mette più acqua nel proprio secchio nel tempo stabilito vince la sfida. Il secchio di ogni squadra avrà già al suo interno del colorante rosso/violaceo così una volta versata l’acqua dentro (agitata) si colorerà.
Razionalizzazione. Nel gioco i ragazzi sono chiamati a fare tutto il possibile perché si possa ottenere acqua colorata a sufficienza. Durante la Messa l’acqua e il vino si trasformano nel sangue di Cristo, e il servizio di ciascun ministrante aiuta a ricevere questo dono: è necessario preparare e portare le ampolline e il calice sull’altare, l’incenso come atto di preghiera e venerazione, la luce per guidare lo sguardo di tutta la comunità. È dall’atto di amore di Gesù sulla Croce che è nato il nostro servizio per i fratelli, creandosi quella comunione tra noi e con Dio che si rinsalda durante ogni consacrazione del calice sull’Altare.
L’unico oggetto liturgico che ci presenta il Vangelo è il calice; possiamo dire che è un po’ lo strumento del servizio che usa il sacerdote quando offre la vita di Cristo nell’Eucaristia e, con essa, la propria.
Nella Scrittura il Calice assume diversi significati. [1] Calice di comunione. Il calice è segno di comunione con Dio e tra gli uomini, simboleggia l’alleanza e le nozze, il vino che contiene significa festa e gioia. [2] Calice di ira. Il calice colmo di un vino che non viene da Dio e non esprime la comunione, non fa bene e anzi attira la sua ira, perché porta alla rovina di chi lo beve. Questo calice è destinato ai malvagi. [3] Calice di salvezza. Gesù beve il calice dell’ira e salva così quanti, pur destinati ad esso, credono in Lui: nel suo Sangue inaugura un calice della salvezza che dice l’alleanza eterna tra Dio e l’uomo.
Quanto alla forma del Calice esso si compone: del piede, di forme diverse, tonda o poligonale, fa in modo che il calice sia saldo a terra; del nodo, che collega la coppa con il piede; della coppa, la parte più elevata del Calice, contiene il Sangue di Cristo, è la parte più preziosa; e infine dell’orlo cioè la parte superiore del Calice che fa da circonferenza alla «bocca».
Il significato di quest’oggetto liturgico è vario. [1] Bevanda. Il calice ci ricorda che il Sangue di Cristo nell’Eucaristia è versato per diventare nostra bevanda di salvezza: ci ricorda che esso è vita (come l’acqua) e fonte della vera gioia (come il vino). [2] Passione. Il calice ci parla della Passione di Cristo, cioè l’offerta che Lui ha fatto di sé «bevendo» quello che ci rende amara la vita e donandoci la sua esistenza stessa (sangue). [3] Futuro. Nella cena ebraica un ultimo calice non si beve: viene lasciato come augurio per l’avvento del Messia, preceduto da Elia. Noi nel bere al Calice pensiamo alla salvezza già operata da Gesù, ma anche aspettiamo la seconda venuta. [4] Memoriale. Il Calice è il protagonista dei gesti del sacerdote nel ricordo efficace della Pasqua di Cristo. È il calice che contiene il vino della vite, l’immagine della Chiesa che unita in Gesù produce molto frutto. È lo stesso «glorioso calice» che tenne in mano il Signore, perché contiene il suo stesso Sangue! È l’immagine del sepolcro ove il Corpo e il Sangue del Risorto si riuniscono.
Quel poco di ciascuno è bastato per riempire il secchio. Anche se a volte ci sentiamo piccoli, incapaci nella vita di tutti i giorni di compiere grandi cose, possiamo sempre ricordarci che siamo una grande squadra, che abbiamo la grande famiglia della Chiesa dalla nostra parte.
Il calice ci ricorda la comunione tra tutti gli uomini e la comunione con Dio, che mai ci abbandona. Ognuno di noi può offrire qualcosa con il piccolo calice che è la sua vita.
Nella celebrazione eucaristica il sacerdote fa questo per tutti noi, ma siamo chiamati in prima persona a donare la nostra goccia d’acqua che insieme al sangue di Cristo diventa bevanda di salvezza.
Posso chiedermi: Quali sono i momenti in cui percepisco che il mio servizio rende la celebrazione più armoniosa? Quando vivo il mio servizio come dono nella vita di tutti i giorni?
SCRITTURA
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CATECHISMO
OGMR 327-334
Redemptionis Sacramentum, 117-120
Pontificale Romano, Benedizione degli oli, dedicazione della chiesa e dell’altare, 260-263
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ALLEGATI
Disponibili a breve
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MULTIMEDIA
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