PAGINA INIZIALE / Come io vi ho amati / Incontro 8
Conoscenza
Scoprire nel Battesimo l’origine della chiamata al servizio e nel camice la dignità e l’invito alla santità come Figli amati.
Atteggiamenti
Accrescere il senso di gratitudine, disponibilità e gratuità nel proprio servizio come risposta alla chiamata di Dio.
Comportamenti
Compiere con gratuità i gesti del proprio servizio, e di accoglienza verso gli altri.
1. Battezzati per amare
2. La veste del servizio
3. L'altro per riferimento
🞋 obiettivo:
Sviluppare la consapevolezza di indossare il camice come veste che richiama la condizione di santità ricevuta nel Battesimo, avendo cura della sua manutenzione.
I bambini sono divisi in gruppi da massimo 4 componenti. Ogni gruppo avrà un grembiule da cucina sporco di terra o simili che dovrà lavare. Gli animatori avranno altri grembiuli già puliti e asciutti che consegneranno alla fine del lavaggio. Ogni grembiule avrà delineate a matita le due strisce della tarcisiana (o la parte rossa della talare). A questo punto ogni gruppo riceverà della pittura rossa e il materiale necessario per dipingere, si sceglie un componente che indosserà il grembiule mentre gli altri lo decoreranno. Ciascun ministrante sarà invitato a scrivere in grande il proprio nome nella striscia rossa, cercando insieme di riempirla completamente, e a ripassarne il contorno, dandosi poi il cambio per far scrivere anche gli altri.
Razionalizzazione. In questa esperienza i ragazzi sono invitati a passare del tempo nel prendersi cura delle proprie vesti (simboliche) da ministranti. Non solo si assicureranno della loro pulizia, ma personalizzeranno quelle che non sono solo stoffa colorata, ma abiti che, oltre a definire il servizio che si sta svolgendo, si particolarizzano in base al nome di ciascuno che in quel momento la sta indossando. La veste da ministrante non è mai anonima, perché accompagna in una determinata fase d’età mentre si sta crescendo, infatti non è possibile scambiarla tutte le volte, in quanto sono scelte su misura prima di essere indossate.
La veste del servizio è il camice, un abito di colore bianco, per questo detto anche alba. È l’immagine della condizione di santità ricevuta nel Battesimo,
in cui ci è stata consegnata una veste bianca e la vocazione a servire.
Com’è fatto? [1] Collo. Può essere aderente al collo, anche con bottoni o cerniere, o tagliato a modo quadrato (collo romano). In questo caso si usa l’amitto per coprire l’abito comune. [2] Maniche. Scendono lungo le braccia coprendole completamente. [3] Veste. Copre tutto il corpo, può essere talvolta decorata con pieghe o, come, nella tarcisiana con due bande rosse. Se non è stretta ai fianchi si usa il cingolo. [4] Orlo. Può essere variamente decorato.
Il significato. [1] Veste bianca. Il camice è la nostra veste battesimale, cioè quell’abito di grazia che ci ha donato la Pasqua di Cristo. È l’abito nuziale per partecipare al banchetto dell’Agnello. La liturgia ci propone di impreziosire ogni veste liturgica con una benedizione e con la santità di vita. Tutti i ministri indossano il camice perché tutti sono battezzati, poi ad esso ognuno secondo il suo ministero aggiunge i paramenti propri. [2] Amitto. L’amitto vuole ricordare l’elmo della sapienza di cui sono rivestiti gli amici di Gesù: tutti i nostri pensieri sono affidati a Lui. [3] Cingolo. Il cingolo stretto ai fianchi ci richiama alla castità: tutte le nostre energie sono dedicate al Signore.
«L’abito non fa il monaco»… ma nel nostro caso ci fa capire chi siamo! C’è una grande varietà sull’altare, ci abbiamo mai fatto caso? Ognuno indossa proprio la veste che lo caratterizza, veste che mostra agli altri, e ricorda a noi stessi, chi siamo chiamati ad essere nella comunità.
Che bello pensare alla veste bianca del battesimo che ha lavato via il peccato originale e ogni volta che scegliamo di servire ci ricorda quella santità che abbiamo ricevuto tanti anni fa, e già da quel giorno nella nostra vocazione si aggiunge un piccolo tassello, quello della chiamata a servire, nel nostro caso proprio nel servizio liturgico!
Sull’altare tutti indossano il camice, e poi ognuno secondo il proprio ministero aggiunge ciò che lo caratterizza. La veste che il ministrante indossa nella celebrazione non è una veste qualunque, interscambiabile, ma è proprio la mia, ed è la veste che mi ricorda sempre la mia chiamata a servire, che non sono sull’altare per merito o per vanità, ma per servire la mia comunità tutta: ricorda il centro di ogni mia azione.
Posso chiedermi: quali gesti di cura dedico alla mia veste? Cosa provo tutte le volte che la indosso durante il servizio?
Si può proporre ai ministranti una certa attenzione nell’indossare il camice, prendendolo come un’occasione di preghiera. Si potrebbero per questo adattare le apposite preghiere previste per la vestizione dei paramenti.
- Amitto. Imponi, o Signore, sul mio capo l’elmo della salvezza, per vincere gli assalti del demonio.
- Camice. Puríficami, o Signore, e monda il mio cuore: affinché, purificato nel sangue dell’Agnello, io goda dei gaudii eterni.
- Cingolo. Cíngimi, o Signore, col cingolo della purezza, ed estingui nei miei lombi l’ardore della concupiscenza; affinché si mantenga in me la virtú della continenza e della castità
SCRITTURA
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CATECHISMO
CE 65
OGMR 119
Redemptionis Sacramentum, 122
Compendium Eucharisticum, 385-386
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ALLEGATI
Disponibili a breve
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MULTIMEDIA
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