PAGINA INIZIALE / Come io vi ho amati / Incontro 10
Conoscenza
Guardare la Quaresima e la Settimana Santa come tempi centrali dell’anno liturgico, nei quali si riconosce l’amore incondizionato di Dio nella morte e risurrezione di Cristo.
Atteggiamenti
Avere uno sguardo attento e compassionevole per chi è nel bisogno, imparando a vivere la Quaresima come occasione di conversione e di amore concreto verso il prossimo.
Comportamenti
Partecipare con maggiore consapevolezza ai momenti della Settimana Santa ed essere pronti a compiere gesti di caritĂ verso le persone vicine.
1. Prendersi cura
2. Il servizio di GesĂą
3. Superare le barriere
đźž‹ obiettivo:
Vivere la Quaresima come un tempo privilegiato per riconoscere l’amore incondizionato di Dio, attraverso gesti concreti di amore verso il prossimo.
I ragazzi vengono divisi in due gruppi e devono comporre una storia usando almeno questi verbi: aiutare, prendersi cura, sopportare, vedere, sporcarsi le mani. Alla fine del tempo dato a disposizione si racconta la storia. Al termine della catechesi, si chiederà ai ragazzi di individuare insieme i verbi del servizio nella parabola del buon samaritano.
Razionalizzazione. Ci sono dei gesti, delle azioni, dei verbi che esprimono l’amore verso il prossimo… e l’amore di Dio verso di noi. La Quaresima è un tempo speciale che ci fa avvicinare alla settimana santa, tempo d’amore speciale, in cui Gesù, dando la sua vita per noi, ci mostra tutto l’amore incondizionato di Dio.
Lc 10,25-37 | [In quel tempo,] un dottore della legge si alzò per metterlo alla prova: «Maestro, che devo fare per ereditare la vita eterna?». Gesù gli disse: «Che cosa sta scritto nella Legge? Che cosa vi leggi?». Costui rispose: «Amerai il Signore Dio tuo con tutto il tuo cuore, con tutta la tua anima, con tutta la tua forza e con tutta la tua mente e il prossimo tuo come te stesso». E Gesù: «Hai risposto bene; fà questo e vivrai». Ma quegli, volendo giustificarsi, disse a Gesù: «E chi è il mio prossimo?».
Gesù riprese: «Un uomo scendeva da Gerusalemme a Gerico e incappò nei briganti che lo spogliarono, lo percossero e poi se ne andarono, lasciandolo mezzo morto. Per caso, un sacerdote scendeva per quella medesima strada e quando lo vide passò oltre dall’altra parte. Anche un levita, giunto in quel luogo, lo vide e passò oltre. Invece un Samaritano, che era in viaggio, passandogli accanto lo vide e n’ebbe compassione. Gli si fece vicino, gli fasciò le ferite, versandovi olio e vino; poi, caricatolo sopra il suo giumento, lo portò a una locanda e si prese cura di lui. Il giorno seguente, estrasse due denari e li diede all’albergatore, dicendo: Abbi cura di lui e ciò che spenderai in più, te lo rifonderò al mio ritorno.
Chi di questi tre ti sembra sia stato il prossimo di colui che è incappato nei briganti?». Quegli rispose: «Chi ha avuto compassione di lui». Gesù gli disse: «Và e anche tu fà lo stesso».
Spunti | Chi è il mio prossimo? Gesù con questa parabola ci insegna una nuova modalità di vedere il prossimo dall’ottica del servizio, non legato ad una ricompensa o a ricevere un ringraziamento, ma facendolo di cuore. Allora con questo prende senso chi è veramente il mio prossimo cominciando per quelli che stano accanto a me, che fanno parte della mia famiglia, amici, compagni di scuola, compagni di servizio in chiesa.
Il vangelo ci racconta di questi tre uomini che hanno visto quell’uomo ferito. Due di loro, si sono avvicinati a lui ma non hanno fatto nulla per aiutarlo. Invece il terzo, un samaritano dunque uno straniero, si è fermato per offrire soccorso. Nel suo cuore ha avuto compassione di quell’uomo attraverso tanti piccoli gesti di carità , fino a portarlo in albergo prendendosi personalmente cura di lui. Per noi cristiani è un vero esempio di carità , servizio e sensibilità , che ci insegna ad aprire le mani verso gli altri fino a “sporcarsi”. Non basta fare servizio all’altare, come i primi due uomini della parabola, ma bisogna avere il cuore di Gesù come lo ha il Samaritano. Allora il nostro servizio sarà vero!
«Va’ e anche tu fa’ così» ci spinge alla vera realtà del prossimo d’oggi. Diventare prossimo non è imparare a memoria un discorso o ripetere una ricetta, ma significa essere capaci di stare accanto a chi è nel bisogno. Nella misura in cui usciamo dalla nostra individualità per trovare l’altro, ci avviciniamo al cuore di Gesù.
Ci possiamo chiedere: quali sono i momenti in cui scelgo di farmi vicino a chi ha bisogno?
Il buon samaritano è “misericordioso” perché ha a cuore il povero uomo percosso. Se lo prende su di sé, si prende carico di lui e se ne prende cura. In questo tempo di Quaresima, i ragazzi sono invitati a prendere l’impegno di lasciarsi prendere cura da Dio, a partire dal sacramento della riconciliazione (confessione) e nel dialogo con Gesù nella preghiera, che insegna per primo come prendersi cura di qualcun altro.
SCRITTURA
Lc 10,25-37
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CATECHISMO
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ALLEGATI
Disponibili a breve
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MULTIMEDIA
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