PAGINA INIZIALE / Lampada ai miei passi / Incontro 13
conoscenza
Conoscere il Mistero Pasquale ed approfondire le celebrazioni che dal Triduo Pasquale conducono alla Domenica di Pentecoste.
atteggiamenti
Vivere i giorni pasquali nella gioia e nella fede, mantenendo forte il contatto con Lui.
comportamenti
Crescere nel desiderio di annunciare a tutti, con il proprio stile di vita, che il Signore è risorto per amore ed è vivo in mezzo alla Sua Chiesa.
1. È bello per noi essere qui
2. La luce di Cristo Risorto
3. Parliamo di fedeltà
🞋 obiettivo:
Fare esperienza della vicinanza del Signore nella propria vita e custodire lo stupore e la meraviglia nell’incontro con Lui.
Si distribuiscono ai ragazzi fogli e colori e si domanda loro di disegnare il volto di Dio. Se la si vuol rendere più dinamica si potrebbero spargere fogli e colori per la stanza e farli trovare ai ministranti.
Razionalizzazione.
Questa attività che in realtà può sembrare molto banale ha tanto da dire su chi sia Gesù per noi. Pietro, Giacomo, Giovanni, nel salire sul monte avevano ognuno in testa la propria idea su chi fosse Gesù.
Lo avevano conosciuto strada facendo dai suoi gesti, dalle sue parole (così come i ragazzi pian piano trovano i colori per disegnare il suo volto). Ma Gesù è sempre molto di più di quello che possiamo immaginare! E nel momento in cui si mostra uomo ma anche Figlio di Dio rimangono turbati ma anche felici. È interessante attraverso questa dinamica quindi chiederci come immaginiamo noi Gesù, poco prima che si trasfiguri davanti a noi e ci mostri il suo vero volto.
Sarebbe bello subito dopo il disegno portare i ragazzi davanti al Tabernacolo, o in un altro posto particolarmente bello e leggere lì il brano così da far vivere loro in prima persona l’esperienza dei tre Apostoli.
Mt 17,1-13 | [In quel tempo,] Gesù prese con sé Pietro, Giacomo e Giovanni suo fratello e li condusse in disparte, su un alto monte. E fu trasfigurato davanti a loro: il suo volto brillò come il sole e le sue vesti divennero candide come la luce. Ed ecco, apparvero loro Mosè ed Elia, che conversavano con lui. Prendendo la parola, Pietro disse a Gesù: «Signore, è bello per noi essere qui! Se vuoi, farò qui tre capanne, una per te, una per Mosè e una per Elia». Egli stava ancora parlando, quando una nube luminosa li coprì con la sua ombra. Ed ecco una voce dalla nube che diceva: «Questi è il Figlio mio, l’amato: in lui ho posto il mio compiacimento. Ascoltatelo». All’udire ciò, i discepoli caddero con la faccia a terra e furono presi da grande timore. Ma Gesù si avvicinò, li toccò e disse: «Alzatevi e non temete». Alzando gli occhi non videro nessuno, se non Gesù solo. Mentre scendevano dal monte, Gesù ordinò loro: «Non parlate a nessuno di questa visione, prima che il Figlio dell’uomo non sia risorto dai morti».
Spunti | Quando Gesù si ritira in disparte con Pietro, Giacomo e Giovanni allora vuol dire che sta per succedere qualcosa di veramente speciale. Come sul Getsemani, sono i momenti forse più importanti perché ci fanno conoscere Gesù nel profondo. Sin dalla nostra prima catechesi abbiamo appreso come ogni nostra luce nasca da Gesù ed ecco che in questo brano lo vediamo concretamente. Immaginatevi la scena, Gesù è lì e da un momento all’altro i suoi vestiti divengono candidi, il suo volto inizia a brillare, tutto è illuminato dalla sua presenza e i discepoli lo riconoscono come il Signore. Ma questa luce non li abbaglia, anzi fa loro vedere meglio, li colma di gioia.
Ecco, la gioia è uno dei sintomi che ci indicano se siamo sulla strada giusta o meno. Lo stare con Gesù è sempre fonte di gioia. Se il nostro servizio, le nostre scelte non ci portano gioia, se non ci sentiamo felici in quello che facciamo allora c’è qualcosa che non va, bisogna cambiare rotta.
A dire la verità Pietro e gli altri rimangono un po’ senza parole: non se lo aspettavano e come davanti a ogni sorpresa, a ogni bel momento, sono in grado solo di farfugliare qualche parola. «È bello per noi essere qui», «se vuoi facciamo tre capanne». La verità è che non comprendono a pieno quello che sta accadendo davanti ai loro occhi ma riescono a percepirne la bellezza, sentono di stare veramente bene e vorrebbero che quel momento rimanesse per sempre, non se ne vorrebbero andare. Ma non è così che funziona.
LO STUPORE NELLA MESSA
Gesù ha una missione da compiere e così anche loro. Non si può rimanere in disparte su un alto monte. I bei momenti sono come una borraccia da cui attingere energia ma la vita va avanti, non possiamo fermarci. Allo stesso modo noi ministranti dovremmo vivere ogni Domenica. Nella messa Gesù si fa presente nel pane, si mostra a noi e si rivela nel suo amore. È un qualcosa di meraviglioso ma anche misterioso. La celebrazione eucaristica è un dialogo di Gesù con il Padre nel quale noi siamo chiamati a partecipare. Ed in ogni relazione c’è del bello, figuriamoci nella relazione d’amore d’eccellenza tra Padre e Figlio, dove si incarna l’Amore con la A maiuscola. La messa è fatta di tanti piccoli gesti e segni che racchiudono al loro interno un significato. Ma noi siamo in grado di cogliere tale bellezza che è presente nelle relazioni di ogni giorno? E nella Messa?
«Alzatevi e non temete». Gesù così come i discepoli chiama anche noi ad alzarci e testimoniarlo, in primis con le azioni e poi anche con le parole. Nella comunione entra in noi e ci dà la carica per uscire e nella nostra vita contagiare gli altri con quella gioia ricevuta.
Percepiamo che in quell’ostia consacrata c’è di più di semplice pane? Siamo felici di andare a messa? Manteniamo vivo il ricordo della messa per tutta la settimana?
Consegnare ai ragazzi una piccola immagine dell’elevazione dell’Eucaristia durante la messa, con scritto «è bello per noi essere qui». O più semplicemente un’immagine di un ostia consacrata, «questo è il Figlio mio prediletto. Ascoltatelo». Così da ricordare ai ragazzi come sia sempre possibile incontrare Gesù nell’Eucaristia.
SCRITTURA
Mt 17,1-13
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CATECHISMO
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ALLEGATI
Disponibili a breve
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MULTIMEDIA
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