Tempo Ordinario

La luce della santità

🞋 obiettivo:

Imparare ad aver cura delle relazioni con i fratelli e le sorelle con cui si condivide il cammino e desiderare di essere “luce” per loro.

📗 Formazione liturgica

LE CANDELE

Le candele servono a produrre la luce, possono essere di cera (ceri), ad olio (lampade), montate su candelabri o su torce. La luce è la prima opera della Creazione narrata dalla Bibbia, è fonte di gioia e di bellezza, è segno del Cristo risorto e della fuga delle tenebre.

Le candele sono presenti in chiesa. [1] Anzitutto una lampada eucaristica arde perennemente accanto al Tabernacolo, usanza già biblica (Es 25,31ss), indica la presenza reale di Cristo e la nostra venerazione per Lui. [2] Dei candelabri sono posti sopra (o vicino) all’altare e in mezzo ad esse (o vicino) si pone il crocifisso. Indicano la gioia e la fede nei misteri celebrati. Si preparano in modo che non impediscano la vista ai fedeli: in numero pari quando celebra un sacerdote; in numero di sette quando celebra il Vescovo nella sua Diocesi, con la settima posta dietro il Crocifisso, che è la luce del mondo (Ap 1,12-13). [3] Capita che siano presenti anche delle candele votive, accese dai fedeli come segno di venerazione e per «rimanere» col pensiero presso un luogo.

Le candele hanno un ruolo importante anche nelle celebrazioni. [1] I candelabri sono portati dai ceroferari che affiancano il crucifero e seguono il turibolo.
Si possono portare in processione anche le candele che poi vengono poste sull’altare. Le candele si portano impugnando con il braccio «esterno» il nodo centrale e con il braccio «interno» la base. Chi porta le candele non genuflette ma china solo il capo. [2] Le candele accompagnano il turibolo. Candele e turibolo. Al Canto al Vangelo i ceroferari escono con il turiferario e, dopo che il Vescovo ha infuso, precedono il diacono con l’Evangeliario, poi si pongono ai lati dell’ambone. Al Santo escono per la consacrazione, si inginocchiano e così restano fino al Mistero della fede quando tornano in sacrestia. [3] Le candele hanno un legame speciale con l’Eucaristia: si preparano per l’Adorazione Eucaristica e per il Corpus Domini sempre in numero di quattro o di sei.

Il ministrante che ha l’incarico di portare le candele è il ceroferario. Non è uno che vuole rubare la scena, anzi accompagna sempre qualcun’altro (la croce, il turibolo, il Vangelo, l’Eucaristia). Egli porta la luce della sua candela, e dovrebbe essere egli stesso luce come cristiano, non perché sia una star ma perché brillando della luce di Gesù possa accompagnare gli altri a Lui. Questa è, in una parola, la santità.

❤ Un passo in più

LA SANTITÀ

Essere ministranti è innanzitutto coltivare questa relazione. Ma come?

  • Ascoltando la sua Parola. Se vogliamo conoscere veramente qualcuno abbiamo bisogno di momenti dedicati apposta per lui, nei quali possa esprimersi con noi che stiamo lì ad ascoltarlo, a cercare di imparare. Se facessimo sempre e solo tutto di testa nostra finiremmo per dimenticarci che il protagonista indiscusso non siamo noi ma è Gesù!
  • Pregando. In ogni amicizia che si rispetti non si può fare a meno di dialogare, sicuri che come noi ascoltiamo anche Gesù ci ascolta e sa cosa è meglio per noi.
  • E soprattutto incontrandolo nella Celebrazione Eucaristica dove nel pane e nel vino Lui è in mezzo a noi, si fa cibo e ci dona tutto ciò di cui abbiamo bisogno!

Servire all’altare significa essere alla presenza di Gesù ma essere ministranti non vuol dire solo prestare servizio un giorno a settimana. È molto di più: significa scegliere di essere ogni istante della nostra vita dei veri amici di Gesù. Dobbiamo ricordarci che non possiamo mettere sotto al moggio questa luce che ogni domenica riceviamo. Non siamo ministranti soltanto a Messa. La città collocata sopra il monte siamo noi sopra l’altare e nelle nostre vite, non possiamo nasconderci, dobbiamo mostrare a tutti la nostra gioia, la bellezza che viene dallo stare con Gesù. Mettiamo da parte tutto ciò che ci blocca e non ci fa essere pienamente al servizio, tutto ciò che non ci fa splendere. Corriamo incontro alla chiamata di Gesù!

Domande per la riflessione personale:

  • Quanto è importante Gesù per noi?
  • Ci è mai capitato di nasconderci o di vergognarci di essere ministranti? Cos’è successo?

SCRITTURA

Mt 5,13-16
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CATECHISMO
OGMR 117; 119; 307; 316.

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ALLEGATI

Disponibili a breve

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MULTIMEDIA

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