Tempo di Quaresima

Vivere l’assenza

đźž‹ obiettivo:

Riconoscere lo stile e fare propri gli strumenti tipici del tempo di Quaresima, per preparare il cuore ad accogliere il Mistero Pasquale, centro essenziale della fede.

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Nella Quaresima la Chiesa ci propone di vivere un segno particolare: l’assenza di alcuni segni «ci dice» qualcosa e ci fa riscoprire il loro senso.

L’assenza si propone a più livelli. Nella celebrazione [1] non si canta il Gloria. Il Gloria è un antico (III secolo!) canto di festa a Dio. Nella Quaresima il clima di penitenza ci chiede di non festeggiare: si canterà di nuovo a Pasqua con il suono gaudioso delle campane. Si omette anche in Avvento perché la gioia non è ancora piena. [2] Si omettono anche l’Alleluia e il Te Deum. In Quaresima come per il Gloria si omette la lode festosa a Dio (allelu-Ja!) che precede il Vangelo, e la si sostituisce col più sobrio «Lode a Te o Cristo». Nella liturgia delle ore si omette il Te Deum, che pure è un canto di lode.

Nel preparare la chiesa [3] non si usano i fiori. In Quaresima la liturgia ci chiede un cammino di conversione, e spoglia le chiese dei fiori, segno di vita, perché si prepari meglio il cuore a celebrare il Risorto che ha vinto la morte. [4] Non ci sono colori vividi come negli altri Tempi, essi in Avvento e in Quaresima lasciano il posto al più scuro viola, segno di penitenza e di attesa.

Culmine di questa dimensione liturgica si ha il Venerdì Santo. [5] L’altare è spoglio. In memoria della morte del Cristo ci è consegnata la desolazione: non c’è la tovaglia del banchetto ad attenderci, non ci sono le candele a venerare il Risorto. [6] La velatura. Il Giovedì Santo dopo la celebrazione si velano le immagini: il Cristo è sottratto dalla nostra vista, ci ricorda il mistero di Dio, l’assenza dello sposo, l’avanzata delle tenebre; con Lui anche i santi sono velati, loro fino al Gloria pasquale. Il Crocifisso ci viene riconsegnato come unico segno il Venerdì Santo, unica presenza di Dio. [7] Non c’è l’Eucaristia. Il Venerdì Santo non si celebra la S. Messa e dopo l’azione liturgica ci è sottratto anche il Segno per eccellenza: la presenza reale di Cristo abbandona le chiese, come la sua anima abbandonò il corpo e stette negli inferi, si fa assenza. Il Sabato Santo tutto tace.

L’assenza di questi segni ci aiuta a non darli per scontato, a riscoprirne il significato vero. Questa «riscoperta», che è una presa di consapevolezza, la Quaresima ci invita a farla di tutta la nostra vita. Lo fa anzitutto con il segno che apre questo tempo che sono le ceneri: ri-scopriamoci fragili, come la polvere, bisognosi di Dio e apriamo il cuore alla conversione.

❤ Strumenti

LA CONVERSIONE

La conversione è molto semplicemente una “svolta”, un cambiamento di rotta per orientare la propria vita verso Dio. Il cristiano è quindi colui che si converte a Dio Padre, vivendo la propria vita in modo nuovo, riconoscendosi peccatore ma salvato, figlio di Dio amato e perdonato.

Nei Vangeli troviamo tanti episodi di conversione, con tre caratteristiche principali:
la conversione è interiore, perché ammette un cambiamento profondo della propria vita;
è sempre attuale: non si compie una sola volta nella vita ma è un cammino lungo e paziente;
è discreta: non sempre è accompagnata dai fuochi d’artificio, ma avviene nell’ordinario della propria vita, attraverso la cura sempre maggiore del dettaglio.

Per aiutarci a camminare verso una vera conversione, il tempo di quaresima ci invita ad assumere alcuni atteggiamenti:

  • digiuno, ossia vincere la tentazione di “divorare” tutto per saziare la nostra ingordigia di avere sempre tutto e subito;
  • preghiera, riconoscendoci bisognosi del dialogo con il Signore e della sua misericordia;
  • elemosina, per combattere l’idea di voler accumulare tutto per noi, senza pensare agli altri.

Il tempo di Quaresima, come ministranti, ci provoca a guardare al nostro servizio come occasione di riscoperta e conversione, per prepararci al meglio a vivere la gioia della Pasqua. Possiamo dunque passare una lente di ingrandimento sui nostri atteggiamenti durante il servizio come ministranti a Messa, su come mi relaziono con gli altri fratelli nel servizio, su come vivo gli incontri di preparazione. C’è un servizio in particolare che vivo in modo svogliato o superficiale? Sono attento durante la Messa per vivere bene i tempi della liturgia?

In generale, con uno sguardo piĂą ampio sulla nostra vita, ci possiamo chiedere: dove ho bisogno di conversione?

SCRITTURA

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CATECHISMO
OGMR 62; 305; 313; 346

Paschalis sollemnitatis, 6-26

Paolo VI, Paenitemini, (1966)
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ALLEGATI

Disponibili a breve

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MULTIMEDIA

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