
L’unico appiglio fra la liturgia di questa VI Domenica dopo Pasqua e l’Ordinazione diaconale di Leonardo e Samuele sembrerebbe essere rappresentato dalla figura di Filippo. Di Filippo si parla diffusamente negli Atti degli Apostoli: è uno dei sette uomini «di buona reputazione» scelti nella comunità di Gerusalemme per il «servizio delle mense» (cf. At 6,1-7). Non si usa mai il termine «diacono» per qualificare questi sette uomini, ma la tradizione li ha visti sempre come “prototipi” di quello che sarà poi il diaconato. Al di là delle questioni storiche ed esegetiche una cosa però desidero sottolineare: i cosiddetti sette diaconi furono istituiti per il servizio delle mense, ma poi di fatto troviamo Stefano che predica nella sinagoga detta “dei Liberti”(At 6,8 ss) e Filippo che annuncia il Vangelo prima in Samaria poi ad un funzionario della regina etiope Candace e infine nella città di Azoto e di la si muove verso Cesarea(At 8,5 ss). In sintesi: qualsiasi ministero nella Chiesa ha come ultimo scopo l’annuncio del Vangelo. Siamo tutti ‘diaconi’ del Vangelo, siamo tutti ‘servitori’ del Vangelo.
La nostra Diocesi ha scelto come filo conduttore del cammino pastorale nel triennio 2025 2027 il tema dell’evangelizzazione. Ci siamo fermati quest’anno sul contenuto dell’evangelizzazione; il prossimo anno pastorale lo dedicheremo ai destinatari dell’evangelizzazione per concludere poi sullo stile dell’evangelizzazione. Al di là di questo cammino concreto, la Parola di Dio che è stata proclamata ci indica con chiarezza la meta di questo cammino: il dono dello Spirito Santo. Nella Prima Lettura si dice: «Frattanto gli apostoli, a Gerusalemme, seppero che la Samaria aveva accolto la parola di Dio e inviarono a loro Pietro e Giovanni. Essi scesero e pregarono per loro perché ricevessero lo Spirito Santo; non era infatti ancora disceso sopra nessuno di loro, ma erano stati soltanto battezzati nel nome del Signore Gesù. Allora imponevano loro le mani e quelli ricevevano lo Spirito Santo». E nel Vangelo Gesù afferma: «e io pregherò il Padre ed egli vi darà un altro Paràclito perché rimanga con voi per sempre, lo Spirito della verità, che il mondo non può ricevere perché non lo vede e non lo conosce. Voi lo conoscete perché egli rimane presso di voi e sarà in voi». L’annuncio del Vangelo giunge al suo compimento quando viene donato lo Spirito Santo. Il vangelo è veramente accolto quando la nostra vita è animata dallo Spirito Santo.
Fra poco rivolgerà a Leonardo e Samuele alcune domande che riassumono gli impegni che caratterizzano il diaconato. Vi raccomando con forza uno di questi impegni: «Volete custodire e alimentare nel vostro stato di vita lo spirito di orazione e adempiere fedelmente l’impegno della Liturgia delle ore, secondo la vostra condizione, insieme con il popolo di Dio per la Chiesa e il mondo intero?». Siamo servi del Vangelo e, ancora più concretamente, siamo servi della vita spirituale del popolo di Dio. Quando penso al cammino pastorale della nostra Chiesa Sabina, quando penso al futuro della nostra Diocesi, quando penso al quel «di più» di cui vi parlavo nell’omelia della Messa Crismale, mi appare in modo chiarissimo che il problema, il compito che siamo chiamati a condividere è quello di elevare il livello spirituale del popolo di Dio, degli operatori pastorali, del Clero e dei religiosi.
Nella Novo Millenium Ineunte San Giovanni Paolo II scriveva: «le nostre comunità cristiane devono diventare autentiche “scuole” di preghiera, dove l’incontro con Cristo non si esprima soltanto in implorazione di aiuto, ma anche in rendimento di grazie, lode, adorazione, contemplazione, ascolto, ardore di affetti, fino ad un vero “invaghimento” del cuore» (§33). E aggiunge: «Nella preghiera si sviluppa quel dialogo con Cristo che ci rende suoi intimi: “Rimanete in me e io in voi” (Gv 15,4). Questa reciprocità è la sostanza stessa, l’anima della vita cristiana ed è condizione di ogni autentica vita pastorale» (§32).
Una domanda sempre ci deve accompagnare: come educare alla vita spirituale? Come elevare il livello spirituale delle nostre comunità). Quando si scende al concreto si rischia o di banalizzare l’impegno o di ritenerlo impossibile. Mi permetto tuttavia di dare alcuni suggerimenti.
- Innanzitutto occorre curare in modo sommo la liturgia e, in particolare, la Liturgia Eucaristica.
- Occorre poi porre somma attenzione a quella che viene chiamata la “pietà popolare”. Di solito si dice che la pietà popolare va purificata. Io direi piuttosto che va riempita di contenuti che siano in grado di renderla veramente fruttuosa.
- Infine occorre avere una cura particolare alla crescita spirituale delle persone singolarmente prese. I fedeli hanno bisogno di guide preparate e dotate di grande equilibrio e saggezza.
Tutto ciò implica una cura attenta della propria vita spirituale. A questo proposito sottolineo due cose specifiche. Non posso non esprimere la mia somma gratitudine al Signore: la Chiesa Sabina con la vostra ordinazione diaconale oggi e la vostra futura ordinazione presbiterale veramente si arricchisce di due doni preziosi che contribuiranno a innalzare la vita spirituale dell’intera Diocesi. Il Signore vi ha colmato di talenti. Avete risposto con generosità alla chiamata e avete fatto fruttificare i talenti che vi sono stati affidati. Vi accompagno con la mia e nostra preghiera perché portiate sempre nella vostra vita frutti ancora più abbondanti alla maggior gloria di Dio e per il bene della Chiesa. Anche se giovani, avete una grossa responsabilità sulle vostre spalle.
Una seconda cosa voglio dirvi con altrettanta forza e chiarezza. Non consideratevi mai superiori agli altri. Non consideratevi superiori al popolo di Dio: nelle comunità c’è più santità di quanto superficialmente si possa pensare. Curate poi una vera comunione spirituale all’interno del presbiterio: la mancanza di questa comunione forse è uno dei fattori principali di mancanza di vita spirituale.
Vi sia di modello la Beata Vergine Maria che esclama: grandi cose ha fatto in me l’Onnipotente; e aggiunge: ha guardato all’umiltà della sua serva. I doni di Dio si sviluppano se la nostra vita l’impegno a far fruttificare i talenti che il Signore dona a ciascuno di noi è accompagnato sempre da una sincera umiltà.
