
Una casa che nasce per accogliere, accompagnare e restituire speranza. È questo il significato più profondo di Casa Sant’Ernesto, la nuova struttura inaugurata a Corese Terra e affidata alla gestione della Fondazione San Giorgio, espressione della Diocesi Sabina-Poggio Mirteto.
L’inaugurazione ha rappresentato un momento particolarmente significativo per la Chiesa sabina, non soltanto per l’apertura di un nuovo servizio destinato alle persone più fragili, ma anche perché ha mostrato concretamente come la carità possa tradursi in opere capaci di incidere nella vita delle comunità.
Al centro della cerimonia, le parole del Vescovo Monsignor Ernesto Mandara, che ha ripercorso la storia della struttura e ha rilanciato l’impegno della Diocesi nel sostenere le opere sociali e assistenziali presenti sul territorio.
Monsignor Mandara: «La Chiesa continua a investire nella carità»
L’intervento di Monsignor Ernesto Mandara ha rappresentato uno dei momenti più significativi della cerimonia inaugurale. Il Vescovo ha voluto anzitutto ricordare le radici profonde di questa opera, legate alla presenza storica delle Maestre Pie Filippini, il cui servizio educativo e assistenziale ha segnato per decenni la vita di Corese Terra.
«È bello vedere una struttura rinascere. È una cosa che fa piacere. Soprattutto vedere che questa struttura riprende quegli scopi educativi e assistenziali che erano alla sua origine».
Parole che hanno richiamato il senso autentico dell’iniziativa: non semplicemente il recupero di un edificio, ma la restituzione alla comunità di un luogo che continua a svolgere la missione per cui era nato.
Il Vescovo ha rivolto un ringraziamento particolare alle religiose che hanno reso possibile questo percorso attraverso la donazione dell’immobile alla Diocesi.
«Senza la vostra generosità non si sarebbe potuto fare nulla».
Monsignor Mandara ha poi ricordato come la nascita della Fondazione San Giorgio sia stata fortemente voluta dalla Diocesi per dare risposte concrete ai bisogni emergenti del territorio, trasformando la carità in opere stabili e organizzate.
Ripercorrendo il cammino degli ultimi anni, il Vescovo ha espresso soddisfazione per i risultati raggiunti.
«In cinque anni si sono realizzate delle cose che non immaginavo nemmeno. Ovviamente continuano ad esserci dei sogni nel cassetto, anche sogni molto impegnativi».
Una riflessione che evidenzia come Casa Sant’Ernesto non rappresenti un punto di arrivo, ma una nuova tappa di un percorso che vede la Chiesa locale impegnata accanto alle persone più fragili.
Particolarmente importante l’annuncio riguardante il sostegno economico che la Diocesi continuerà a garantire alle opere della Fondazione.
«Ho deciso di destinare una parte molto consistente dell’otto per mille destinato alla Diocesi alle opere che fanno capo alla Fondazione».
Un impegno concreto che consentirà di proseguire il percorso di sviluppo della struttura anche oltre la fase finanziata dal PNRR.
Tra gli interventi già programmati, Monsignor Mandara ha indicato il recupero del secondo piano dell’edificio, la realizzazione di nuovi spazi dedicati ai bambini e alle persone con disabilità, l’installazione di sistemi per l’autonomia energetica, la realizzazione di un ascensore e la valorizzazione dell’area verde circostante.
«Dobbiamo portare questa casa all’autonomia energetica con i pannelli fotovoltaici, dobbiamo dotarla di un ascensore e vorrei trasformare l’oliveto qui accanto in un parco a disposizione della casa e di tutta la cittadinanza».
Il Vescovo ha inoltre ricordato che la Diocesi è oggi impegnata su più fronti nel campo della carità e dell’assistenza, citando la casa famiglia per donne vittime di violenza in apertura a Tor Lupara, la Stazione di Posta di Monterotondo e le altre opere sociali presenti sul territorio.
Proprio per questo ha ribadito l’importanza della collaborazione tra istituzioni, terzo settore e comunità ecclesiale.
«La Diocesi si impegna, ma da sola non ce la può fare. C’è bisogno della collaborazione di tutti».
Un richiamo alla corresponsabilità che costituisce uno degli elementi centrali del magistero pastorale di Monsignor Mandara e che trova in Casa Sant’Ernesto una concreta applicazione.
Don Antonino Treppiedi: «Un luogo che è tornato a vivere»
In questo percorso si inserisce il lavoro della Fondazione San Giorgio guidata da don Antonino Treppiedi, che ha ricordato il lungo cammino che ha portato al recupero della struttura.
«Questa è l’inaugurazione più importante non di una struttura, non di un immobile, ma di un luogo che è tornato a vivere».
Don Antonino ha ripercorso la storia dell’immobile, ricordando il lavoro svolto per restituire alla comunità uno spazio che rischiava di essere consegnato soltanto ai ricordi.
«Quando abbiamo recuperato questo luogo che poteva apparire un luogo di abbandono, abbiamo trovato di tutto. Ma era proprio quel tutto che ci spronava a restituire l’immobile a tutti. Era il dovere della memoria che diventava dovere di un impegno».
Il Presidente della Fondazione ha evidenziato come Casa Sant’Ernesto sia già oggi una realtà viva, grazie ai percorsi di inclusione sociale e lavorativa che coinvolgono persone con disabilità.
«La disabilità non è diventata un motivo di ghettizzazione, ma un impegno per la vera integrazione sociale e per la vera inclusione sociale».
Per don Antonino, l’obiettivo della Fondazione è trasformare la fragilità in opportunità, costruendo percorsi di autonomia e partecipazione attiva nella comunità.
L’intervento si è concluso con un richiamo alle parole di Papa Leone XIV e al ruolo della carità nella vita cristiana.
«La nostra fede è uno stile di vita che si compie nella carità ed è questa la virtù che più di tutte cambia la storia. Noi possiamo cambiare la storia, ma lo possiamo fare solo con l’amore».
Una Chiesa che costruisce speranza
La benedizione impartita da Monsignor Mandara ha concluso una giornata che ha mostrato il volto di una Chiesa capace di costruire reti, collaborazioni e opere concrete al servizio delle persone.
Casa Sant’Ernesto nasce infatti dall’incontro tra la generosità delle Maestre Pie Filippini, l’impegno della Diocesi, il lavoro della Fondazione San Giorgio e la collaborazione delle istituzioni civili.
Una casa che guarda al futuro senza dimenticare la propria storia e che rappresenta una nuova testimonianza della presenza della Chiesa accanto alle persone più fragili.
Come ha ricordato il Vescovo, le opere possono crescere soltanto quando diventano patrimonio condiviso di un’intera comunità. Ed è proprio questa la sfida affidata oggi a Casa Sant’Ernesto: continuare a trasformare il Vangelo della carità in accoglienza, inclusione e speranza concreta per tutti.

