
Si è svolta martedì 22 aprile, presso l’Oasi della Pace in località Passo Corese, nel comune di Fara in Sabina, la Santa Messa celebrata in occasione della Giornata della Terra, promossa dall’Ufficio di Pastorale Sociale e del Lavoro della Diocesi Sabina-Poggio Mirteto.
La celebrazione, presieduta dal Vescovo della Diocesi, S.E. Mons. Ernesto Mandara, ha rappresentato un momento significativo di preghiera e riflessione sul rapporto tra fede, ambiente e responsabilità umana.
L’iniziativa si è inserita nel solco dell’impegno della Chiesa a promuovere una crescente attenzione verso la custodia del creato, tema particolarmente caro a Papa Francesco, che con l’enciclica Laudato si’ ha richiamato la necessità di uno stile di vita più sobrio, responsabile e rispettoso dell’ambiente e delle persone.
La scelta di celebrare la Messa proprio nel giorno della Giornata della Terra ha voluto sottolineare il valore simbolico di questa ricorrenza, riconosciuta a livello internazionale come occasione per riflettere sulla responsabilità comune verso il pianeta e verso le generazioni future.
Il significato della custodia del creato nella vita cristiana
Nel momento introduttivo alla celebrazione è stato richiamato il senso profondo della parola custodire, che nella tradizione biblica indica il compito affidato all’uomo di coltivare e proteggere la terra, riconoscendola come un dono ricevuto e non come una proprietà da sfruttare.
In questa prospettiva, la figura dell’“ortolano”, evocata nel racconto evangelico della risurrezione, diventa simbolo di una responsabilità concreta: prendersi cura della vita, rispettare i tempi della natura e operare con pazienza e umiltà. L’uomo, infatti, non è padrone assoluto del creato, ma amministratore responsabile chiamato a collaborare con Dio nella costruzione di un mondo più giusto e armonioso.
La riflessione ha sottolineato come la custodia del creato non sia soltanto una questione ambientale, ma una dimensione spirituale e morale che coinvolge la vita quotidiana delle persone e delle comunità.
L’omelia del Vescovo: esiste anche un’ecologia dell’uomo
Nel corso dell’omelia, Mons. Ernesto Mandara ha invitato i presenti ad andare oltre una visione riduttiva dell’ecologia, ricordando che la cura del creato riguarda non solo la natura, ma anche la persona umana.
Il Vescovo ha parlato di una vera e propria “ecologia dell’uomo”, sottolineando come le scelte e le condizioni di vita possano influire profondamente sull’equilibrio della persona. Così come un ambiente naturale danneggiato produce conseguenze negative, anche situazioni familiari e sociali difficili possono generare sofferenze profonde e durature.
In questo senso, la custodia del creato si estende alla cura della vita umana in tutte le sue dimensioni: fisica, psicologica, morale e spirituale.
Il Vescovo ha inoltre ricordato che il rispetto del creato significa anche rispettare le leggi che regolano l’uso delle risorse naturali e promuovere comportamenti responsabili, capaci di tutelare l’ambiente e il bene comune.
L’ecologia teologica: il creato parla del Creatore
Un altro passaggio centrale dell’omelia ha riguardato la dimensione spirituale dell’ecologia. Mons. Mandara ha spiegato che il creato non è una realtà autonoma e chiusa in sé stessa, ma un segno che rimanda al suo Creatore.
Contemplare la bellezza della natura, infatti, significa riconoscere la presenza di Dio e riscoprire la gratitudine per il dono della vita. In questa prospettiva, l’ecologia diventa anche un cammino spirituale, capace di educare alla lode, alla responsabilità e alla speranza.
Il riferimento alla figura di San Francesco d’Assisi, che vedeva nelle creature il riflesso della bontà divina, ha richiamato la necessità di sviluppare uno sguardo contemplativo sulla realtà, capace di unire fede e vita.
L’ecologia come responsabilità condivisa
La celebrazione della Messa in occasione della Giornata della Terra all’Oasi della Pace ha rappresentato un segno concreto di attenzione verso il territorio e verso le sfide ambientali e sociali del nostro tempo.
In un contesto come quello della Sabina, caratterizzato da un forte legame con la natura e con la vita rurale, la riflessione sulla custodia del creato assume un significato particolarmente attuale. Essa richiama la responsabilità condivisa di proteggere l’ambiente, promuovere la giustizia e costruire relazioni fondate sul rispetto reciproco.
La partecipazione attenta e numerosa dei fedeli ha confermato l’importanza di iniziative che uniscono preghiera, formazione e impegno concreto per il bene comune.

