
Carissimi,
riprendiamo il nostro cammino pastorale dedicato al tema dell’evangelizzazione. Lo scorso anno ci siamo soffermati sul ‘contenuto’ dell’evangelizzazione. L’anno che stiamo per iniziare ha per titolo Fate discepoli tutti i popoli e come sottotitolo «I destinatari dell’evangelizzazione», ai quali sarà dedicata la nostra attenzione. Inizieremo, come è consuetudine, con l’Assemblea Diocesana al centro pastorale di San Martino a Monterotondo il 20 settembre 2026. L’assemblea sarà dedicata al mandato missionario affidato dal Signore ai suoi apostoli: «Gesù si avvicinò e disse loro: “A me è stato dato ogni potere in cielo e sulla terra. Andate dunque e fate discepoli tutti i popoli”» (Mt 28,18-19, cf. Mc 16,15 e Lc 24, 47). Nelle parole evangeliche si sottolinea la destinazione universale dell’annuncio: «tutti i popoli».
L’assemblea sarà guidata da alcuni laici che ci presenteranno una proposta di nuova evangelizzazione chiamata Progetto Alfa. Questa proposta è stata già presentata a tutto il clero negli stages formativi che si sono tenuti nei mesi di gennaio e febbraio di quest’anno. Nella lettera pastorale dello scorso anno vi parlavo dell’esperienza di evangelizzazione denominata Le dieci parole, guidata da don Bruno Epinat, che ha visto in questi anni coinvolte molte persone.
Ora ci apriamo ad altre esperienze, che sono state sperimentate in diverse diocesi e sono risultate positive: ovviamente queste esperienze vanno accolte dalle comunità e, in particolare, dai presbiteri che hanno la responsabilità della guida delle comunità stesse.
L’apertura a nuove forme di evangelizzazione non nasce da quella che definirei una sterile irrequietezza pastorale, ma nasce dal desiderio di percorrere strade nuove, forse più adatte all’uomo d’oggi, senza trascurare le tante forme di evangelizzazione che sono già presenti nelle nostre comunità e che hanno alle spalle una tradizione secolare. Come già dicevo in passato, dobbiamo essere come lo scriba elogiato da Gesù: «Ed egli disse loro: “Per questo ogni scriba, divenuto discepolo del regno dei cieli, è simile a un padrone di casa che estrae dal suo tesoro cose nuove e cose antiche”» (Mt 13, 52)
Il cammino poi dell’anno pastorale, sarà scandito dalla proposta di un sussidio contenente cinque lectio sul tema dell’evangelizzazione, seguendo lo schema dell’Evangeli Nuntiandi di San Paolo VI:
- evangelizzare chi è povero e solo (lectio preparata dalla Caritas diocesana);
- evangelizzare chi è indifferente al Vangelo (lectio preparata dall’ufficio per la pastorale giovanile e scolastica);
- evangelizzare chi è deluso o ferito dalla Chiesa (lectio preparata dall’ufficio per la pastorale familiare);
- evangelizzare chi ha sete di spiritualità (lectio preparata dall’ufficio per la pastorale vocazionale);
- evangelizzare chi non ha mai conosciuto Cristo (lectio preparata dall’ufficio catechistico).
Il sussidio è destinato a tutti i fedeli, ma in particolare agli operatori pastorali: presbiteri, diaconi religiosi e religiose, laici che operano nelle comunità. Vi assicuro che è un sussidio molto interessante: ogni comunità lo userà nei modi e con i tempi che saranno ritenuti opportuni. La cosa importante è che il sussidio, alla luce della Parola di Dio, porti a fare delle scelte operative concrete; al riguardo troverete anche dei suggerimenti pratici, ma poi ogni comunità deve calare la meditazione nella propria realtà territoriale.
Sottolineo, infine, che le assemblee plenarie del clero e le assemblee vicariali saranno collegate, quanto alle tematiche, con il sussidio della lectio: condividendo il cammino pastorale a tutti i livelli (Presbiteri, diaconi, religiosi, laici) speriamo di poter rafforzare sempre di più il senso ecclesiale e l’impegno apostolico.
CHIESA SABINA E CAMMINO SINODALE
Come ho fatto negli anni precedenti, desidero inserire il cammino della Chiesa Sabina all’interno del cammino delle Chiese che sono in Italia. Il cammino sinodale si è concluso con la terza assemblea sinodale del 25 ottobre 2025 nella quale è stato approvato il documento di sintesi Lievito di pace e di fraternità. Tale documento è stato recepito ufficialmente dai vescovi delle diocesi italiane, nell’assemblea tenuta ad Assisi nel novembre 2025.
Il documento di sintesi e tutto il cammino sinodale hanno cercato di dare una risposta alla domanda: «In che modo le Chiese che sono in Italia possono annunciare ed essere testimoni più trasparenti del Vangelo nel cuore dell’umanità?». È la domanda che accompagna sempre i discepoli di Gesù e che va sempre rinnovata perché cambia il contesto nel quale il Vangelo viene annunziato.
Un passo ulteriore e fondamentale è stato fatto nell’assemblea le dei vescovi del maggio 2026: è stato approvato un documento dal titolo Radicati e costruiti in Cristo e dal significativo sottotitolo «linee di orientamento per l’attuazione del Documento di Sintesi del Cammino Sinodale delle Chiese che sono in Italia». Tale documento non sostituisce il Documento di Sintesi, ma mette in luce «pochi aspetti su cui appare necessario convergere e sui cui sentirci tutti impegnati a camminare» (pp. 3-4).
Ho fatto questo piccolo excursus cronologico, semplicemente per mettere in evidenza che il cammino della Chiesa Sabina è in perfetta sintonia con il cammino di tutte le Chiese che sono in Italia; abbiamo messo al centro il tema dell’evangelizzazione e stiamo cercando di coniugarlo con scelte concrete e incisive. Se poi si entra nel merito dei documenti citati (soprattutto l’ultimo), questa sintonia è ancora più evidente.
IMPEGNI PER IL NUOVO ANNO PASTORALE
La trasmissione della fede alle nuove generazioni
L’anno pastorale 2025-26 è stato caratterizzato dalla consegna ai catechisti del sussidio diocesano per la catechesi dei fanciulli e dei ragazzi, dal titolo ‘Proclamate il Vangelo’. La presentazione del sussidio è avvenuta attraverso 7 incontri per zona, che hanno visto il coinvolgimento di quasi tutti i catechisti. Posso dire che l’accoglienza è stata molto positiva. Ora si tratta di rendere operativo lo strumento che è stato consegnato. Questo è il compito che affido all’Ufficio Catechistico.
Una cosa desidero fortemente sottolineare: nella nostra Diocesi la catechesi si inserisce in un contesto più ampio e organizzato di attenzione ai ragazzi e ai giovani. Sono veramente contento del lavoro che si sta facendo a livello diocesano, di zone e di parrocchie, sia durante l’anno che nel periodo estivo, con una miriade di iniziative e proposte.
Nel documento Radicati e costruiti in Cristo si afferma: «occorre accompagnare in modo convinto ‘quelle esperienze in cui l’iniziazione alla vita cristiana (a partire dal discernimento di quelle per i bambini con le famiglie) non è appannaggio dei soli catechisti, ma comincia a coinvolgere realmente l’intera comunità….tale attenzione richiede la creazione di contesti ospitali di ascolto e di narrazione adulta della fede, che siano plasmati dal Vangelo e attenti alle dinamiche esistenziali e alle sfide culturali odierne» (p. 7).
È per me motivo di grande gioia vedere che si sta rafforzando sempre di più l’esperienza degli oratori e se ne stanno aprendo di nuovi. È uno strumento antico, ma ancora valido, anzi oggi è ancora più valido. Sono significative le parole del Card. Ruini: «Gli oratori sono ancora un ottimo luogo di formazione. Il problema è che ci sono troppi pochi sacerdoti giovani. Bisognerà affiancarli con dei laici; possibilmente anche loro giovani. Le più difficili sfide per la Chiesa riguardano oggi la fede delle nuove generazioni e le vocazioni al sacerdozio. Il punto sta nel riuscire a esprimere i contenuti della fede nel linguaggio dei giovani, raggiungendo i loro interessi» (Corriere della Sera del 6 ottobre 2020: intervista di Aldo Cazzullo al Card. Camillo Ruini).
Continuando su questo tema della necessità di creare «spazi ospitali», ho chiesto all’Ufficio per la pastorale vocazionale di creare uno strumento per l’animazione dei ministranti; anche in questo caso è stato fatto un ottimo lavoro. Questo è un tema che mi entusiasma: mi riporta all’età della mia fanciullezza e della mia prima giovinezza. Il mio parroco era molto anziano e quasi cieco. Noi ragazzi lo assistevamo nella celebrazione della messa aiutandolo a celebrare nonostante il suo handicap e nonostante alcuni vuoti di memoria che aveva, a causa dell’età avanzata. Era un impegno che svolgevamo con la massima diligenza e impegno: la messa era in latino e per un ragazzo era una vera impresa servire all’altare! Forse il Signore si è servito anche di questa esperienza per farmi dono della vocazione al sacerdozio.
Piattaforma informatica condivisa per la formazione
Vengo ora a cose più “moderne”. La Diocesi si è dotata di una piattaforma informatica che servirà per avviare una scuola di teologia online. Questa iniziativa nasce per venire incontro, in particolare, alle esigenze dei catechisti. Tutti abbiamo molti impegni e, nonostante la buona volontà, a volte ci manca il tempo per fare fronte a tutto. Quando parlo di queste nuove forme di comunicazione, ovviamente a causa della mia poca conoscenza della materia, mi sento un “dinosauro preistorico”. Capisco però che questi strumenti innovativi, se usati intelligentemente, possono essere estremamente utili. La piattaforma potrà servire ai catechisti, ma sarà uno strumento valido per tutto il discorso formativo: si andrà dai catechisti ai membri dei Consigli degli Affari Economici; dagli animatori degli oratori ai ministri straordinari dell’eucarestia e così via. Potrebbe essere uno strumento che metta insieme due esigenze che a volte entrano in conflitto: la “diocesanità”, cioè una formazione unitaria, e una formazione capillare sul territorio.
Fede e Carità
Nel documento Radicati e costruiti in Cristo si afferma: «La trasmissione della fede, se necessita di un annuncio esplicito di Cristo – che ha il suo fulcro permanente nella Pasqua – e di una degna celebrazione della stessa, è evidentemente e inscindibilmente radicata nella testimonianza della carità cristiana. …. In tal senso, consapevoli che una autentica vita di fede non può più essere data per scontata anche in chi partecipa alla vita ecclesiale, risulta determinante una riconnessione vitale di tutto l’impegno caritativo-sociale delle nostre Chiese con la fede professata» (p. 6).
La nostra Chiesa Sabina è da sempre impegnata nella testimonianza della carità: la rete capillare dei centri di ascolto disseminati sul territorio, animati da tanti volontari, sono il segno concreto di questo impegno. A Ottobre 2026 partirà una proposta formativa destinata a nuovi operatori Caritas. Spero che questa proposta venga accolta da molte persone: abbiamo bisogno di potenziare la rete Caritas e abbiamo bisogno di un continuo rinnovamento e aggiornamento. Accanto alla Caritas diocesana vi è poi la Fondazione San Giorgio che cerca di rispondere a quelli che io chiamo ‘bisogni strutturali’. La Fondazione è un ente ecclesiastico civilmente riconosciuto che ha una sua autonomia gestionale, ma è intimamente collegata alla Diocesi. In cinque anni (è stata istituita il 4 maggio 2021), ha realizzato diverse strutture che rispondono ad esigenze presenti sul territorio: dagli anziani, alle persone socialmente emarginate, dai diversamente abili, alle donne in difficoltà o vittime di violenza, dai minori ad un poliambulatorio convenzionato. L’anno pastorale che stiamo per iniziare sarà determinante per verificare la tenuta a livello gestionale di tutte queste realizzazioni e sarà fondamentale anche per qualificare a livello ecclesiale le strutture stesse.
Il dono della perseveranza e della concretezza
Ho accennato brevemente alle novità e agli impegni che caratterizzeranno il nostro cammino diocesano. Al di là di queste sottolineature, ci sono poi tutte le dimensioni che caratterizzano l’impegno apostolico della nostra Chiesa Sabina, sia a livello diocesano che a livello di parrocchie, di unità pastorali e di zone pastorali.
Mi piace concludere con due citazioni evangeliche: «con la vostra perseveranza salverete la vostra vita» (Lc 21, 19); «Non chiunque mi dice “Signore, Signore” entrerà nel regno dei cieli, ma colui che fa la volontà del Padre mio che è nei cieli» (Mt 7, 21). Il nostro cammino, come tante volte ho sottolineato, deve essere caratterizzato dalla perseveranza e dalla concretezza. Dobbiamo combattere sempre, sia a livello personale che comunitario, i demoni della pigrizia e del pessimismo. Spero che questo stile ci caratterizzi tutti. Il mio ministero episcopale in Sabina volge al termine, ma ci attende un anno intenso e, mi auguro, fruttuoso nella capacità di rispondere generosamente e con impegno ai doni che il Signore, con abbondanza, fa alla Chiesa Sabina. Il Signore conceda a tutti (e a me in particolare) di non “tirare mai i remi in barca”. Vi ringrazio veramente di cuore per il vostro desiderio di essere, secondo le parole di Benedetto XVI, umili servi nella vigna del Signore e invoco su ciascuno di voi e su tutte le comunità la benedizione del Signore
Il vostro Vescovo
+ Ernesto Mandara
