PAGINA INIZIALE / Guida Generale / La fede che annunciamo
Introduzione alla Sacra Scrittura
Per approfondire questo argomento: CCC 101-141; Compendio 18-24; CdA 63-73; YouCat 14-19
La Bibbia è la Parola di Dio in parole umane.
«Nella condiscendenza della sua bontà, Dio, per rivelarsi agli uomini, parla loro in parole umane. [...] Dio, attraverso tutte le parole della Sacra Scrittura, non dice che una sola Parola, il suo unico Verbo, nel quale esprime se stesso interamente» (CCC 101-102).
Dio vero autore ispira gli uomini come veri autori.
«Le verità divinamente rivelate, che sono contenute ed espresse nei libri della sacra Scrittura, furono scritte per ispirazione dello Spirito Santo. [... Questi libri] hanno Dio per autore e come tali sono stati consegnati alla Chiesa. Per la composizione dei libri sacri, Dio scelse e si servì di uomini nel possesso delle loro facoltà e capacità, affinché, agendo egli in essi e per loro mezzo, scrivessero come veri autori, tutte e soltanto quelle cose che egli voleva fossero scritte» (Dei Verbum, 11). Dunque «Dio è l’autore della Sacra Scrittura nel senso che ispira i suoi autori umani; egli agisce in loro e mediante loro. Così ci dà la certezza che i loro scritti insegnano senza errore la verità salvifica» (CCC 136).
L’interpretazione tiene conto degli autori sacri
«Nella Sacra Scrittura, Dio parla all’uomo alla maniera umana. Per una retta interpretazione della Scrittura, bisogna dunque ricercare con attenzione che cosa gli agiografi hanno veramente voluto affermare e che cosa è piaciuto a Dio manifestare con le loro parole. Per comprendere l’intenzione degli autori sacri, si deve tener conto delle condizioni del loro tempo e della loro cultura, dei generi letterari allora in uso, dei modi di intendere, di esprimersi, di raccontare, consueti nella loro epoca. La verità infatti viene diversamente proposta ed espressa nei testi secondo se sono storici o profetici, o poetici, o altri generi di espressione [DV 12]» (CCC 109-110).
La Scrittura ispirata va interpretata con lo Spirito.
«Però, essendo la Sacra Scrittura ispirata, c’è un altro principio di retta interpretazione, non meno importante del precedente, senza il quale la Scrittura resterebbe lettera morta: La Sacra Scrittura [deve] essere letta e interpretata con l’aiuto dello stesso Spirito mediante il quale è stata scritta [DV 12]» (CCC 111).
«È stata la Tradizione apostolica a far discernere alla Chiesa quali scritti dovessero essere compresi nell’elenco dei Libri Sacri. Questo elenco completo è chiamato canone delle Scritture. Comprende per l’Antico Testamento 46 libri (45 se si considerano Geremia e le Lamentazioni come un unico testo) e 27 per il Nuovo Testamento» (CCC 120).
Struttura interna del canone: Vangeli e unità AT e NT
«I quattro Vangeli occupano un posto centrale, per la centralità che Cristo ha in essi. Dall’unità del progetto di Dio e della sua rivelazione deriva l’unità dei due Testamenti: l’Antico Testamento prepara il Nuovo, mentre il Nuovo compie l’Antico; i due si illuminano a vicenda; entrambi sono vera Parola di Dio». (CCC 139-140). Essi sono:

Le Scritture sono state originariamente composte in ebraico, aramaico e greco. Già nell’antichità però furono tradotte nelle lingue più diverse perché gli uomini di ogni luogo le potessero leggere. La Chiesa universale fa riferimento alla traduzione in latino (la Vulgata), mentre le Conferenze Episcopali hanno approntato delle traduzioni per i loro territori. In Italia la CEI ha presentato una prima traduzione ufficiale in italiano nel 1974 (“CEI 1974”). Una nuova traduzione, più agevole per i parlanti contemporanei, è stata approntata nel 2008 (“CEI 2008”). Questa edizione è quella ufficiale ed a questa si fa sempre riferimento nel sussidio.
Esistono però altre valide versioni in italiano, comunque approvate dalla Conferenza Episcopale, come la Nuovissima versione dai testi originali (1983) e la Nuova versione dai testi antichi (2021-) edite dalla San Paolo, o la Traduzione Interconfessionale in Lingua Corrente (3a ed. 2014), preparata dalla riformata Alleanza Biblica Universale con autori cattolici, che ha il pregio di utilizzare un linguaggio semplice adatto ai più piccoli.
Per lo studio e l’approfondimento biblico ci si può poi dotare di una delle edizioni corredate da un buon apparato critico (es. Bibbia di Gerusalemme, Bibbia Via Verità e Vita, TOB) e di un dizionario biblico e altri libri di approfondimento.
I temi della catechesi
Nel preparare gli incontri di catechesi può essere utile studiare i temi che si propongono di volta in volta ricorrendo al Catechismo della Chiesa Cattolica o almeno al suo Compendio; si può anche utilizzare il Catechismo degli Adulti oppure, per i giovani catechisti, YouCat, testo preparato dalla Conferenza Episcopale Austriaca e approvato per la diffusione cattolica dal Dicastero per l’Evangelizzazione. Si riportano in queste pagine dei brevi estratti per ciascun tema, accanto al testo si propongono i riferimenti per lo studio e l’approfondimento; e alcuni spunti per presentare il mistero e “agganciarlo” alla vita.
Per lo studio: CCC 50-53; Compendio 3-6; CdA 41-44; YouCat 7 Per la catechesi: presentare la ragionevolezza della fede.
2. La Rivelazione di Dio attraversa la storia: ai Progenitori, a Noè dopo il Diluvio, scegliendosi un Popolo con Abramo, guidandolo con Mosè e in modo definitivo in Cristo. «Dio si è rivelato all’uomo comunicandogli gradualmente il suo mistero attraverso gesti e parole. [...] Dio si è rivelato pienamente mandando il suo proprio Figlio, nel quale ha stabilito la sua Alleanza per sempre. Egli è la Parola definitiva del Padre, così che, dopo di lui, non vi sarà più un’altra rivelazione» (CCC 69; 73).Per lo studio: CCC 54-73; Compendio 7-10; CdA 45-54; YouCat 8-10 Per la catechesi: Esistono più livelli di “storia salvifica”: Dio si è rivelato nella storia umana, ma propone la sua alleanza lungo la storia di ciascuno.
3. Il Signore Gesù ha affidato agli Apostoli il mandato di predicare il suo insegnamento trasmettendolo alle generazioni future sotto la guida dello Spirito. «La Chiesa, nella sua dottrina, nella sua vita, nel suo culto, perpetua e trasmette a tutte le generazioni tutto ciò che essa stessa è, tutto ciò che essa crede. Tutto il popolo di Dio, in virtù del suo senso soprannaturale della fede, non cessa di accogliere il dono della rivelazione divina, di penetrarlo sempre più profondamente e di viverlo più pienamente» (CCC 98-99).Per lo studio: CCC 74-100; Compendio 11-17; CdA 55-62; YouCat 11-13 Per la catechesi: Non è ragionevole separare la fede in Dio dalla nostra relazione con la Chiesa: sempre volti concreti ci presentano il Signore Gesù.
4. La dottrina sulla Scrittura è stata esposta nelle pagine precedenti.5. Dio è unico, non ve ne sono altri.
Dio «si è rivelato al popolo d’Israele come l’Unico, quando disse: Ascolta, Israele, il Signore è uno solo (Dt 6,4), non ce n’è altri (Is 45,22). Gesù stesso l’ha confermato: Dio è l’unico Signore (Mc 12,29)» (Compendio 37).
Per lo studio: CCC 200-202; Compendio 37; CdA 316-323; YouCat 30
Per la catechesi: Siamo spesso tentati alla “dispersione”, Dio ci aiuta a fare unità nel nostro cuore.
6. Egli si è presentato a Mosè con il nome misterioso di «Io sono colui che sono» (Es 3,14): Lui è l’essere perfettissimo a cui devono l’esistenza tutte le cose.
«Nel rivelare il suo nome, Dio fa conoscere le ricchezze contenute nel suo mistero ineffabile: egli solo è, da sempre e per sempre, Colui che trascende il mondo e la storia. È lui che ha fatto il cielo e la terra. È il Dio fedele, sempre vicino al suo popolo per salvarlo. È il santo per eccellenza, ricco di misericordia (Ef 2,4), sempre pronto a perdonare. È l’Essere spirituale, trascendente, onnipotente, eterno, personale, perfetto. È verità e amore» (Compendio 40).
Per lo studio: CCC 205-213; Compendio 38-40; CdA 316-323; YouCat 31;
Per la catechesi: Il Signore rimarrà sempre un «mistero» davanti a noi, un «Tu» di cui fidarci e che non possiamo ridurre a noi.
7. Dio è la SS.ma Trinità: Gesù ha rivelato di essere Figlio di Dio e Dio egli stesso, ed ha inviato lo Spirito Santo, questo però non nega l’unicità di Dio. I Tre sono l’unico Dio e non tre dèi, e al contempo sono realmente distinti tra loro e non soltanto tre aspetti di Dio. Ogni Persona divina è l’unico Dio.
«Gesù Cristo ci rivela che Dio è Padre, non solo in quanto è Creatore dell’universo e dell’uomo, ma soprattutto perché genera eternamente nel suo seno il Figlio, che è il suo Verbo, irradiazione della sua gloria, impronta della sua sostanza (Eb 1,3)» (Compendio 46). Lo Spirito Santo «è la terza Persona della Santissima Trinità. È Dio, uno e uguale al Padre e al Figlio. Egli procede dal Padre (Gv 15,26), il quale, principio senza principio, è l’origine di tutta la vita trinitaria. E procede anche dal Figlio (Filioque), per il dono eterno che il Padre ne fa al Figlio. Inviato dal Padre e dal Figlio incarnato, lo Spirito Santo guida la Chiesa a conoscere la Verità tutta intera (Gv 16,13)» (Compendio 47). «La Trinità è Una. Noi non confessiamo tre dèi, ma un Dio solo in tre Persone. [...] Le Persone divine non si dividono l’unica divinità, ma ciascuna di esse è Dio tutto intero: Il Padre è tutto ciò che è il Figlio, il Figlio tutto ciò che è il Padre, lo Spirito Santo tutto ciò che è il Padre e il Figlio, cioè un unico Dio quanto alla natura. Le Persone divine sono realmente distinte tra loro. Dio è unico ma non solitario. Padre, Figlio e Spirito Santo non sono semplicemente nomi che indicano modalità dell’Essere divino; essi infatti sono realmente distinti tra loro: Il Figlio non è il Padre, il Padre non è il Figlio, e lo Spirito Santo non è il Padre o il Figlio. Sono distinti tra loro per le loro relazioni di origine: È il Padre che genera, il Figlio che è generato, lo Spirito Santo che procede» (CCC 253-254).
Per lo studio: CCC 237-267; Compendio 45-49; CdA 165-171; 324-335; YouCat 35-39
Per la catechesi: La vita intima di Dio è il suo essere-amore: Padre che tutto si dona al Figlio, e che insieme donano lo Spirito Santo. L’amore vero trae forza e richiama questo mistero: effondere se stessi perché l’altro, amato, esista. Non si deve pretendere nella catechesi che questo mistero venga “capito”, ma piuttosto contemplato, accolto nella fede e celebrato: si può far notare come la liturgia richiami la SS.ma Trinità (es. già nel Segno della Croce).
8. La catechesi sulla creazione richiama gli interrogativi fondamentali dell’uomo (es. da dove veniamo?). Le scoperte scientifiche non contestano il dato rivelato che si pone su un altro piano: tutto ciò che esiste proviene da Dio ed è nel suo progetto.
«La Chiesa, nella sua Professione di fede, proclama che Dio è il creatore di tutte le cose visibili e invisibili: di tutti gli esseri spirituali e materiali, cioè degli angeli e del mondo visibile, e in modo particolare dell’uomo» (Compendio 59).
Per lo studio: CCC 282-324; Compendio 59-65; CdA 358-364; YouCat 41-48
Per la catechesi: Non c’è contraddizione tra fede e scienza sulla Creazione. Basti pensare che il Big Bang fu teorizzato per la prima volta da un sacerdote: p. G. Lemaître..
9. L’uomo è creato a immagine di Dio, unità di anima e corpo, maschio e femmina. L’anima è creata direttamente da Dio ed è immortale.
«L’uomo è predestinato a riprodurre l’immagine del Figlio di Dio fatto uomo – immagine del Dio invisibile (Col 1,15) – affinché Cristo sia il primogenito di una moltitudine di fratelli e sorelle. L’uomo è unità di anima e di corpo. La dottrina della fede afferma che l’anima spirituale e immortale è creata direttamente da Dio. Dio non creò l’uomo lasciandolo solo: fin da principio “maschio e femmina li creò” (Gn 1,27), e la loro unione costituisce la prima forma di comunione di persone» (CCC 381-383).
Per lo studio: CCC 355-384; Compendio 66-72; CdA 365-377; YouCat 56-66;
Per la catechesi: L’essere umano ha un ruolo particolare nel cosmo: è l’immagine di Dio e della sua signoria, ma anche del suo amore che custodisce e dona la vita..
10. L’uomo, che Dio ha creato buono, ha ceduto alla tentazione del Diavolo e si è ribellato a Dio. Questo peccato “originale” si trasmette con le sue conseguenze a tutti gli uomini.
«Costituito da Dio in uno stato di giustizia, l’uomo però, tentato dal maligno, fin dagli inizi della storia abusò della sua libertà, erigendosi contro Dio e bramando di conseguire il suo fine al di fuori di Dio. Per il suo peccato, Adamo, in quanto primo uomo, ha perso la santità e la giustizia originali che aveva ricevuto da Dio non soltanto per sé, ma per tutti gli esseri umani. Adamo ed Eva hanno trasmesso alla loro discendenza la natura umana ferita dal loro primo peccato, privata, quindi, della santità e della giustizia originali. Questa privazione è chiamata peccato originale. In conseguenza del peccato originale, la natura umana è indebolita nelle sue forze, sottoposta all’ignoranza, alla sofferenza, al potere della morte, e inclinata al peccato (inclinazione che è chiamata concupiscenza)» (CCC 415-418).
Per lo studio: CCC 385-409; Compendio 73-78; CdA 389-400; YouCat 67-70
Per la catechesi: La realtà del male è drammatica e sin dai tempi antichi ci si poneva il problema della sua origine. In ultimo, essa va ricercata nell’uso erroneo del libero arbitrio dell’uomo quando si sceglie la schiavitù del peccato. Si metta sempre in luce come la colpa non ha l’ultima parola: essa fu la ragione della venuta del Redentore!
11. Il centro di tutto l’annuncio della Chiesa è il mistero di Gesù Cristo: il suo nome significa «Dio salva», ed Egli è il l’Unto (Messia - Cristo) atteso secondo le promesse; nato nella Palestina del I sec. dalla Vergine Maria, è il Figlio unigenito del Padre, ed è l’unico vero Dio per cui ha il titolo di «Signore».
La Buona Novella è «È l’annunzio di Gesù Cristo, il Figlio del Dio vivente (Mt 16,16), morto e risorto. AI tempo del re Erode e dell’imperatore Cesare Augusto, Dio ha adempiuto le promesse fatte ad Abramo e alla sua discendenza mandando suo Figlio, nato da donna, nato sotto la Legge, per riscattare coloro che erano sotto la Legge, perché ricevessimo l’adozione a figli (Gal 4,4-5)» (Compendio, 79).
Per lo studio: CCC 422-455; Compendio 79-84; CdA 316-323; YouCat 71-75
Per la catechesi: Ogni catechesi ha per fine la presentazione di Gesù Cristo come Signore ed esorta all’ascolto della sua Parola, alla sua imitazione, al dialogo con Lui nella preghiera e in ultimo alla comunione sacramentale con Lui.
12. Nella pienezza dei tempi il Figlio di Dio ha unito la sua natura divina con la natura umana, una vera umanità presa da Maria secondo la carne, con una vera anima umana, senza per questo rinunciare ad essere Dio e senza che l’umanità e la divinità si confondessero.
«Il Figlio di Dio si è incarnato nel seno della Vergine Maria per opera dello Spirito Santo, per noi uomini e per la nostra salvezza, ossia: per riconciliare noi peccatori con Dio; per farci conoscere il suo amore infinito; per essere il nostro modello di santità; per farci partecipi della natura divina (2 Pt 1,4). La Chiesa chiama Incarnazione il Mistero dell’ammirabile unione della natura divina e della natura umana nell’unica Persona divina del Verbo. Per realizzare la nostra salvezza, il Figlio di Dio si è fatto carne (Gv 1,14) diventando veramente uomo. La fede nell’Incarnazione è segno distintivo della fede cristiana» (Compendio, 85-86).
Per lo studio: CCC 456-478; Compendio 86-93; CdA 306-314; YouCat 76-79;
Per la catechesi: Nel presentare il mistero del Signore Gesù non si lasci spazio a dubbi sulla sua vera umanità: Gesù fu in tutto come noi eccetto il peccato che non è la “verità” dell’uomo. La nostra esperienza umana non è dunque disprezzata dal Signore che ci capisce e ci ama.
13. La Madre di Gesù è Maria di Nazareth. La Chiesa la onora con alcuni titoli che raccontano l’opera di Dio in lei: è la Madre di Dio, perché da lei nacque Gesù Cristo vero uomo e vero Dio; è Immacolata, poiché Dio l’ha preservata e preparata alla sua missione; è sempre Vergine, poiché ha custodito il corpo e il cuore per il Signore; è Assunta in cielo, perché al termine della sua vita fu glorificata in anima e corpo.
«Per la grazia di Dio Maria è rimasta immune da ogni peccato personale durante l’intera sua esistenza. È la piena di grazia (Lc 1 ,28), la Tutta Santa. Quando l’Angelo le annuncia che avrebbe dato alla luce il Figlio dell’ Altissimo (Lc 1,32), ella dà liberamente il proprio assenso con l’obbedienza della fede (Rm 1,5). Maria si offre totalmente alla Persona e all’opera del suo Figlio Gesù, abbracciando con tutta l’anima la volontà divina di salvezza» (Compendio, 97).
Per lo studio: CCC 487-507; Compendio 95-100; CdA 760-770; YouCat 80-85
Per la catechesi: Il mistero di Maria rimanda sempre a Gesù. È importante abituare i fanciulli e i ragazzi alla preghiera mariana ed è fruttuoso insegnare loro la preghiera del Rosario.
14. Il Signore Gesù, dopo aver vissuto trent’anni un’esistenza ordinaria a Nazareth, iniziò il suo ministero: ricevette il Battesimo nel Giordano da Giovanni il Battista, fu tentato nel deserto e iniziò la proclamazione del Regno di Dio, presente in Lui, e manifestandolo con miracoli e guarigioni.
«Gesù invita a far parte del Regno di Dio tutti gli uomini. Anche il peggior peccatore è chiamato a convertirsi e ad accettare l’infinita misericordia del Padre. Il Regno appartiene, già qui sulla terra, a coloro che lo accolgono con cuore umile. È ad essi che sono rivelati i suoi Misteri. Gesù accompagna la sua parola con segni e miracoli per attestare che il Regno è presente in lui, il Messia. Sebbene egli guarisca alcune persone, non è venuto per eliminare tutti i mali quaggiù, ma per liberarci anzitutto dalla schiavitù del peccato. La cacciata dei demoni annuncia che la sua Croce sarà vittoriosa sul principe di questo mondo (Gv 12,31)» (Compendio, 107-108).
Per lo studio: CCC 533-570; Compendio 104-108; CdA 179-195; YouCat 86-91
Per la catechesi: Nel presentare la predicazione di Gesù si ponga in giusto rilievo l’annuncio del Regno che può essere presentato fruttuosamente in catechesi attraverso le parabole (cf. Mt 13).
15. Centro di tutta la fede cristiana e compimento del disegno di Dio è il mistero pasquale di Cristo. Dopo aver celebrato con i Dodici l’Ultima Cena, Gesù fu tradito da uno di loro, fu consegnato da alcuni capi dei Giudei all’autorità romana perché fosse crocifisso. Egli morì consegnando se stesso al Padre, al cui progetto fu obbediente fino alla morte di Croce, e così sanò la disobbedienza del peccato e stabilì tra Dio e l’uomo un’alleanza nuova ed eterna.
«Gesù ha liberamente offerto la sua vita in sacrificio espiatorio, cioè ha riparato le nostre colpe con la piena obbedienza del suo amore fino alla morte. Questo amore fino alla fine (Gv 13,1) del Figlio di Dio riconcilia con il Padre tutta l’umanità. Il sacrificio pasquale di Cristo riscatta quindi gli uomini in modo unico, perfetto e definitivo, e apre loro la comunione con Dio» (Compendio, 122).
Per lo studio: CCC 571-630; Compendio 112-124; CdA 206-259; YouCat 94-102
Per la catechesi: Si tenga sempre presente la centralità del mistero pasquale. Ogni anno, in corrispondenza alla liturgia, si ripercorrano gli eventi della Pasqua..
16. Il mistero della Croce non si può separare dall’annuncio della Risurrezione di Cristo: la notte pasquale risplende per la gloria del Signore Gesù, risuscitato dal Padre alla vita immortale, e non semplicemente “rianimato”, ha vinto per sempre il peccato e la morte ed è asceso presso Dio. Lì per sempre vivo intercede per noi e con il suo Spirito è presente alla sua Chiesa e può raggiungere ogni uomo.
«La Risurrezione è il culmine dell’Incarnazione. Essa conferma la divinità di Cristo, come pure tutto ciò che Egli ha fatto e insegnato, e realizza tutte le promesse divine in nostro favore. Inoltre, il Risorto, vincitore del peccato e della morte, è il principio della nostra giustificazione e della nostra Risurrezione: fin d’ora ci procura la grazia dell’adozione filiale, che è reale partecipazione alla sua vita di Figlio unigenito; poi, alla fine dei tempi, egli risusciterà il nostro corpo» (Compendio, 131).
Per lo studio: CCC 632-682; Compendio 125-135; CdA 260-282; YouCat 103-110
Per la catechesi: Ci si impegni a proclamare la Risurrezione di Cristo con le parole e con la coerenza della vita. Alla luce di questo mistero si può presentare la possibilità della preghiera spontanea come dialogo con il Vivente, e la liturgia come comunione con Lui.
17. Il Signore Risorto non ha abbandonato la Chiesa ma le ha consegnato il suo Spirito, unico Dio con il Padre e con il Figlio, che inabita le anime dei giusti, ispira le Scritture e guida la Chiesa. Tutta la missione dello Spirito è rimandare al mistero di Cristo e renderlo presente nella vita di ogni uomo. La Chiesa apostolica lo ha ricevuto solennemente il giorno della Pentecoste.
«Cinquanta giorni dopo la sua Risurrezione, a Pentecoste, Gesù Cristo glorificato effonde lo Spirito a profusione e lo manifesta come Persona divina, sicché la Trinità Santa è pienamente rivelata. La Missione di Cristo e dello Spirito diviene la Missione della Chiesa, inviata per annunziare e diffondere il mistero della comunione trinitaria» (Compendio, 144).
Per lo studio: CCC 683-741; Compendio 136-146; CdA 336-343; 415-420; YouCat 113-120
Per la catechesi: Ci si abitui nella catechesi a presentare lo Spirito come una Persona divina, un chi e non un che cosa. Può aiutare insegnare ai fanciulli e ai ragazzi un’invocazione allo Spirito, magari con un canto.
18. Il popolo che Dio ha convocato per essere figli di Dio, membra del corpo di Cristo e tempio dello Spirito è chiamato Chiesa (lett. «convocazione»). La Chiesa ha la missione di annunciare il Regno di Dio di cui è germe e di essere segno e strumento (dimensione sacramentale) della grazia di Dio che riconcilia gli uomini col Padre e li unisce tra loro.
«La Chiesa è il popolo di Dio perché a lui piacque santificare e salvare gli uomini non isolatamente, ma costituendoli in un solo popolo, adunato dall’unità del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo. Questo popolo, di cui si diviene membri mediante la fede in Cristo e il Battesimo, ha per origine Dio Padre, per capo Gesù Cristo, per condizione la dignità e la libertà dei figli di Dio, per legge il comandamento nuovo dell’amore, per missione quella di essere il sale della terra e la luce del mondo, per fine il Regno di Dio, già iniziato in terra» (Compendio, 153-154).
Per lo studio: CCC 751-780; Compendio 147-152; CdA 421-495; YouCat 121-128.
Per la catechesi: Si aiuti i fanciulli e i ragazzi a sentirsi parte viva della Chiesa. Concretamente si può far loro svolgere qualche compito in parrocchia.
19. La Chiesa ha alcune note caratteristiche: è una, santa, cattolica e apostolica. Una, come uno è il Signore Gesù, unica la fede, la vita sacramentale, la successione apostolica. Santa, come santo è il Signore, santi sono alcuni suoi membri e santi sono i mezzi di cui dispone per la salvezza. Cattolica, perché universale, benché organizzata in chiese particolari riunite intorno ad un solo pastore (Vescovo); segno dell’unità cattolica è il Papa, vescovo di Roma. È apostolica perché ha origine dagli Apostoli, ne trasmette l’insegnamento ed è governata dai loro successori.
«Questa è l’unica Chiesa di Cristo, che nel Simbolo professiamo una, santa, cattolica e apostolica. [...] Essa sussiste nella Chiesa cattolica, governata dal Successore di Pietro e dai Vescovi in comunione con lui, ancorché al di fuori del suo organismo visibile si trovino parecchi elementi di santificazione e di verità» (CCC 870).
Per lo studio: CCC 811-870; Compendio 161-176; CdA 421-495; YouCat 129-137.
Per la catechesi: Potrebbero sorgere durante la catechesi delle domande circa l’unità dei cristiani. Nei documenti della Chiesa la questione è ben presentata: non si tema di mostrare gli elementi comuni dell’unità e si invitino i fanciulli e i ragazzi alla preghiera.
20. Tutti i membri della Chiesa hanno pari dignità in forza del battesimo. Lo Spirito anima la Chiesa attraverso dei doni particolari che fa ad alcuni a vantaggio di tutti che si chiamano “carismi”. Chiama molti al matrimonio cristiano, per la testimonianza dell’amore e la trasmissione della vita. Chiama poi alcuni al ministero di pascere il “gregge della Chiesa” attraverso il sacramento dell’Ordine, governando e servendo il Popolo di Dio, nutrendolo con la Parola e i Sacramenti. Infine, lo Spirito mette in cuore ad alcuni di consacrarsi totalmente a Dio nella perfezione della carità e nella pratica dei consigli evangelici, come anticipazione profetica con la loro vita del Regno dei cieli.
«Per istituzione divina vi sono nella Chiesa tra i fedeli i ministri sacri, che nel diritto sono chiamati anche chierici; gli altri poi sono chiamati anche laici. Dagli uni e dagli altri provengono fedeli, i quali, con la professione dei consigli evangelici, sono consacrati a Dio e così danno incremento alla missione della Chiesa» (CCC 934).
Per lo studio: CCC 871-945; Compendio 177-193; CdA 497-509; YouCat 138-145.
Per la catechesi: Si abbia cura di presentare la dimensione vocazionale di tutta la vita cristiana e il ministero ordinato come una chiamata di servizio. Può giovare mostrare in catechesi i diversi stati di vita con il riferimento alle persone concrete.
21. Fedele al suo mandato la Chiesa proclama il Vangelo, celebra la liturgia e attraverso i segni sacramentali manifesta l’azione della grazia sulla vita degli uomini. In generale i sacramenti sono segni sensibili ed efficaci della grazia di Dio, cioè azioni di Cristo e della Chiesa che realizzano quanto significano. Sono sette e sono stati istituiti dal Signore. Comportano l’unione di un segno materiale con delle parole che esprimono la realtà spirituale che tramite quel segno si sta realizzando. Chi unisce le parole al segno si chiama ministro dei sacramenti, chi li riceve soggetto.
«I sacramenti del Nuovo Testamento, istituiti da Cristo Signore e affidati alla Chiesa, in quanto azioni di Cristo e della Chiesa, sono segni e mezzi mediante i quali la fede viene espressa e rafforzata, si rende culto a Dio e si compie la santificazione degli uomini, e pertanto concorrono sommamente a iniziare, confermare e manifestare la comunione ecclesiastica; perciò nella loro celebrazione sia i sacri ministri sia gli altri fedeli debbono avere una profonda venerazione e la dovuta diligenza» (CIC, can. 840).
Per lo studio: CCC 1066-1130; Compendio 218-232; CdA 634-681; YouCat 166-192.
Per la catechesi: Nel presentare l’economia sacramentale si sottolinei l’importanza della dimensione simbolica a partire dalla vita quotidiana (es. per comunicare, per manifestare l’affetto, ecc.). Si eviti l’impressione di una ritualità magica: i sacramenti esprimono, instaurano e rafforzano la relazione con Gesù.
22. Il Battesimo è il sacramento che configura a Cristo, libera dal peccato originale e personale, e dona la filiazione divina. È celebrato ordinariamente dal ministro ordinato, ma validamente da chiunque intenda compiere ciò che crede la Chiesa, ha per materia l’acqua infusa sul battezzando e per forma le parole «io ti battezzo nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo».
«Il battesimo, porta dei sacramenti, necessario di fatto o almeno nel desiderio per la salvezza, mediante il quale gli uomini vengono liberati dai peccati, sono rigenerati come figli di Dio e, configurati a Cristo con un carattere indelebile, vengono incorporati alla Chiesa, è validamente conferito soltanto mediante il lavacro di acqua vera e con la forma verbale stabilita» (CIC, can. 849).
Per lo studio: CCC 1212-1284; Compendio 251-264; CdA 669-678; YouCat 194-202.
Per la catechesi: Si può presentare la realtà del Battesimo con efficacia a partire dai suoi segni (pasquali) e anzitutto dal segno dell’acqua. Invitare ad usare l’acqua santa può essere un richiamo concreto al sacramento..
23. La Cresima perfeziona il Battesimo con il dono dello Spirito e vincola più perfettamente alla Chiesa. Il segno del crisma, olio profumato consacrato dal Vescovo, richiama questa realtà ed è insieme all’imposizione delle mani la materia del sacramento. Ministro ordinario è il Vescovo, con il suo permesso o in pericolo di morte qualsiasi sacerdote. La forma è «ricevi il sigillo dello Spirito Santo che ti è dato in dono».
«Il sacramento della confermazione, che imprime il carattere e per il quale i battezzati, proseguendo il cammino dell’iniziazione cristiana, sono arricchiti del dono dello Spirito Santo e vincolati più perfettamente alla Chiesa, corrobora coloro che lo ricevono e li obbliga più strettamente ad essere con le parole e le opere testimoni di Cristo e a diffondere e difendere la fede» (CIC, can. 879).
Per lo studio: CCC 1285-1321; Compendio 265-270; CdA 679-683; YouCat 203-207
Per la catechesi: Nella catechesi si può sottolineare come (in Occidente) la Cresima si riceve “confermando” personalmente gli impegni battesimali, che da parte di Dio non sono mai revocati. Si può anche chiedere al Parroco di sentire il profumo del Crisma.
24. L’Eucaristia è il compimento dell’iniziazione cristiana ed il culmine di tutta la vita della Chiesa. È stata istituita da Cristo nell’Ultima Cena come memoriale della sua Pasqua e vero sacrificio del suo Corpo e del suo Sangue, offerti sull’altare perpetuando il sacrificio della Croce. Quando il sacerdote dice e fa quanto ha detto e fatto il Signore per la potenza delle parole di Cristo e dello Spirito si rendono presenti sull’altare, nelle specie del pane e del vino, il Corpo e il Sangue del Salvatore. L’Eucaristia è dunque la presenza di Cristo, autore dei sacramenti, ed è per questo detto SS.mo Sacramento e gli si tributa il culto di adorazione. Infine, l’Eucaristia è il banchetto nuziale del Re e mensa dei figli di Dio e fratelli tra loro, la partecipazione a questa mensa prende nome di Comunione per l’effetto di unione con Dio e tra la Chiesa che ne deriva.
L’Eucaristia «è il sacrificio stesso del Corpo e del Sangue del Signore Gesù, che egli istituì per perpetuare nei secoli, fino al suo ritorno, il sacrificio della Croce, affidando così alla sua Chiesa il memoriale della sua Morte e Risurrezione. È il segno dell’unità, il vincolo della carità, il convito pasquale, nel quale si riceve Cristo, l’anima viene ricolmata di grazia e viene dato il pegno della vita eterna» (Compendio, 271).
Per lo studio: CCC 1322-1419; Compendio 271-294; CdA 684-699; YouCat 208-223
Per la catechesi: Benché si proponga una preparazione specifica, in realtà ogni catechesi mira a preparare all’incontro con Gesù che culmina nell’Eucaristia. Può essere utile approfondire i segni liturgici della celebrazione, magari accompagnati dal sacerdote alla scoperta degli spazi, dei colori e degli oggetti utilizzati per la S. Messa.
25. La Penitenza è il sacramento che rinnova la grazia del Battesimo nel cristiano che l’avesse indebolita o persa col peccato personale; manifesta il perdono divino e perfeziona le disposizioni del penitente, e lo riconcilia inoltre con la Chiesa. È celebrata validamente dai sacerdoti che ne hanno facoltà, ha per materia i peccati oggetto della contrizione e dell’accusa del penitente che desidera emendarsi. La forma è la formula d’assoluzione che culmina con le parole: «io ti assolvo dai tuoi peccati nel nome del Padre e del Figlio e dello Spirito Santo». Il sacerdote ascolta le confessioni in quanto ministro di Dio ed è tenuto ad un segreto assoluto e perpetuo sul loro contenuto.
«Nel sacramento della penitenza i fedeli, confessando i peccati al ministro legittimo, essendone contriti ed insieme avendo il proposito di emendarsi, per l’assoluzione impartita dallo stesso ministro ottengono da Dio il perdono dei peccati, che hanno commesso dopo il battesimo e contemporaneamente vengono riconciliati con la Chiesa che, peccando, hanno ferito» (CIC, can. 959).
Per lo studio: CCC 1420-1498; Compendio 295-312; CdA 701-711; YouCat 224-239
Per la catechesi: Questo sacramento va presentato in catechesi con delicatezza e semplicità, chiarendo eventuali timori. Se qualcuno domandasse ragione della necessità di un “ministro umano” come intermediario si richiami alla dimensione sacramentale dell’uomo: abbiamo bisogno di “segni sensibili” che ci dicano la realtà spirituale del perdono ricevuto.
26. L’Unzione degli infermi è il sacramento istituito per la guarigione del corpo e dello spirito, perché il malato unisca la propria condizione a quella di Cristo ottenendo la remissione dei peccati, l’abbandono alla volontà di Dio e, se utile alla salvezza, la guarigione del corpo. Ne è ministro il sacerdote che unge con l’olio benedetto (materia) dicendo un’apposita formula.
«L’unzione degli infermi, con la quale la Chiesa raccomanda al Signore sofferente e glorificato i fedeli gravemente infermi affinché li sollevi e li salvi, viene conferita ungendoli con olio e pronunciando le parole stabilite nei libri liturgici» (CIC, can. 998)
Per lo studio: CCC 1499-1532; Compendio 313-320; CdA 712-717; YouCat 240-247
Per la catechesi: Nella catechesi si esorti a mostrare vicinanza ai malati e ai fragili.
27. L’Ordine Sacro è il sacramento che pone alcuni uomini a servizio dei fratelli per continuare la missione apostolica nella Chiesa. È in tre gradi: episcopato, presbiterato e diaconato. I Vescovi, che prendono parte direttamente della successione apostolica, sono i ministri di questo sacramento, la cui materia è l’imposizione delle mani e la forma è stabilita dal rituale.
«Con il sacramento dell’ordine per divina istituzione alcuni tra i fedeli, mediante il carattere indelebile con il quale vengono segnati, sono costituiti ministri sacri; coloro cioè che sono consacrati e destinati a servire, ciascuno nel suo grado, con nuovo e peculiare titolo, il popolo di Dio. Gli ordini sono l’episcopato, il presbiterato e il diaconato. Vengono conferiti mediante l’imposizione delle mani e la preghiera consacratoria, che i libri liturgici prescrivono per i singoli gradi. Coloro che sono costituiti nell’ordine dell’episcopato o del presbiterato ricevono la missione e la facoltà di agire nella persona di Cristo Capo, i diaconi invece vengono abilitati a servire il popolo di Dio nella diaconia della liturgia, della parola e della carità» (CIC, cann. 1008-1009).
Per lo studio: CCC 1536-1592; Compendio 321-336; CdA 719-728; YouCat 249-259
Per la catechesi: Può essere bello chiedere ai sacerdoti della Parrocchia di presentare il tema della vocazione sacerdotale. Nella catechesi sul sacerdozio si richiami la realtà che l’unico vero sacerdote è Cristo e ciascuno di noi, in quanto inserito in Lui, può offrire la propria vita nel culto spirituale e partecipando alla celebrazione: è il sacerdozio battesimale).
28. Il Matrimonio è il sacramento con cui l’alleanza naturale tra un uomo e una donna viene elevata a segno del mistero grande dell’amore tra Cristo e la Chiesa. La materia è data dalla volontà di consegnarsi all’altro e di accoglierlo, la forma sono le parole con cui si esprime il consenso. Ministri sono gli sposi stessi, benché in Oriente sia necessaria la benedizione nuziale e l’incoronazione da parte di un sacerdote.
«Il sacramento del Matrimonio è segno dell’unione di Cristo e della Chiesa. Esso dona agli sposi la grazia di amarsi con l’amore con cui Cristo ha amato la sua Chiesa; la grazia del sacramento perfeziona così l’amore umano dei coniugi, consolida la loro unità indissolubile e li santifica nel cammino della vita eterna» (CCC 1661).
Per lo studio: CCC 1601-1666; Compendio 337-350; CdA 729-738; YouCat 260-271
Per la catechesi: Si può evidenziare la bellezza di questo sacramento, la gioia degli sposi che si vogliono bene, anche con la testimonianza vocazionale di qualche coppia della Parrocchia.
29. Il fine della vita dell’uomo è vivere la comunione con Dio, cioè la sua presenza che inabita il nostro cuore. Questa comunione, che si vive nella virtù della carità, non è frutto di uno sforzo umano ma è una grazia, un atto di amore libero e gratuito, che Dio ci dona in Cristo e che noi possiamo accogliere. La carità consiste nell’amare Dio per sé stesso e amare i fratelli e tutte le cose per amor suo; ha per conseguenza la gioia e la pace interiori, l’impegno esteriore per il bene.
«La grazia è il dono gratuito che Dio ci dà per renderci partecipi della sua vita trinitaria e capaci di agire per amor suo, È chiamata grazia abituale, o santificante o deificante, perché ci santifica e ci divinizza. È soprannaturale, perché dipende interamente dall’iniziativa gratuita di Dio e supera le capacità dell’intelligenza e delle forze dell’uomo. Sfugge quindi alla nostra esperienza» (Compendio, 423).
Per lo studio: CCC 1804-1832; 1996-2016; Compendio 377-390; 422-428; CdA 827-844; YouCat 309; 337-342.
Per la catechesi: Si aiutino i fanciulli e i ragazzi a percepire non soltanto i “doveri” della vita morale ma la dolcezza della presenza spirituale di Dio, la gioia e la pace nel cuore che si hanno in amicizia con Lui e nel compiere il bene, e il turbamento che provoca l’allontanarsene.
30. L’uomo non è obbligato ad accettare l’amore di Dio - l’amore non costringe! - ma nella sua libertà può accoglierlo o rifiutarlo, attraverso le proprie scelte concrete. Dio ha iscritto nel nostro cuore la capacità di cercare il bene e fuggire il male, seguendo la coscienza. Ha poi dato con la Prima Alleanza anche i Comandamenti per poter avere delle indicazioni chiare sull’agire, e noi cristiani siamo obbligati ad osservarli. Il Cristo ha indicato che il Decalogo si riassume nel comando dell’Amore, e ha predicato le Beatitudini perché aspirassimo alla felicità piena del Regno.
La libertà «è il potere donato da Dio all’uomo di agire o di non agire, di fare questo o quello, di porre così da se stesso azioni deliberate. La libertà caratterizza gli atti propriamente umani. Quanto più si fa il bene, tanto più si diventa liberi. La libertà raggiunge la propria perfezione quando è ordinata a Dio, sommo Bene e nostra Beatitudine. La libertà implica anche la possibilità di scegliere tra il bene e il male. La scelta del male è un abuso della libertà, che conduce alla schiavitù del peccato» (Compendio, 363).
Per lo studio:
libertà:
CCC 1730-1748; Compendio 363-369
CdA 846-851
YouCat 280-290
coscienza:
CCC 1776-1802
Compendio 372-376
CdA 906-911
YouCat 291-298
comandamenti:
CCC 2052-2557
Compendio 434-533
CdA 880-891
YouCat 348-468.
31. Quando non seguiamo la coscienza - se ben formata - e scegliamo il male, volgendo le spalle al Signore e alla sua legge commettiamo un peccato. Il peccato può essere lieve o grave, in tal caso se commesso consapevolmente e deliberatamente rompe la relazione con Dio uccidendo la vita spirituale. La misericordia di Dio è capace però di sanare ogni peccato e accompagnarci nella conversione.
«Il peccato è una parola, un atto o un desiderio contrari alla Legge eterna (sant’Agostino). È un’offesa a Dio, nella disobbedienza al suo amore. Esso ferisce la natura dell’uomo e attenta alla solidarietà umana. Cristo nella sua Passione svela pienamente la gravità del peccato e lo vince con la sua misericordia» (Compendio, 392).
Per lo studio: CCC 1846-1876; Compendio 391-400; CdA 926-931; YouCat 312-320
Per la catechesi: Si presenti la dimensione sociale del peccato, e il vantaggio di tutta la comunità nell’impegno spirituale dei singoli. Sempre si richiami nella catechesi sul peccato la realtà della Redenzione.
32. La Preghiera è il modo in cui si concretizza la relazione personale con Dio. L’orante può domandare per sé o per altri, oppure può lodare Dio per la sua presenza e per i suoi benefici. La preghiera può essere vocale, se ricorre a parole; meditativa, se con la mente si riflette sulla Parola di Dio; o contemplativa, quando il nostro sguardo interiore si pone su Dio e sul suo mistero. Può essere spontanea o ricorrere alle preghiere della Tradizione. La preghiera è un atto della nostra figliolanza divina ed è guidata dallo Spirito Santo. Nel Vangelo il Signore ci consegna la preghiera del Padre Nostro, come modello della preghiera cristiana.
«La preghiera è l’elevazione dell’anima a Dio o la domanda a Dio di beni conformi alla sua volontà. Essa è sempre dono di Dio che viene ad incontrare l’uomo. La preghiera cristiana è relazione personale e viva dei figli di Dio con il loro Padre infinitamente buono, con il Figlio suo Gesù Cristo e con lo Spirito Santo che abita nel loro cuore» (Compendio 534).
Per lo studio: CCC 2559-2865; Compendio 534-598; CdA 955-1013; YouCat 469-527
Per la catechesi: La catechesi può dedicare un certo spazio alla riflessione sulla preghiera, ma è molto opportuno offrire ai fanciulli e ai ragazzi dei momenti di preghiera comunitaria.
Si esortino ad avere un ritmo personale di preghiera frequente, almeno al principio e al termine della giornata e prima dei pasti.
33. Noi crediamo che il destino dell’uomo non si esaurisce nella vita terrena: siamo chiamati alla vita eterna. Dopo la morte, l’anima di ognuno, separata dal corpo, compare davanti a Cristo per il giudizio particolare: il Cielo, cioè l’eterna comunione con Lui, per quanti lo amano; l’Inferno, l’eterna perdita di Lui, per coloro che lo odiano e si vogliono separare per sempre da Lui; il Purgatorio per quanti prima di entrare in Paradiso dovranno purificarsi. I defunti possono essere sostenuti dalla nostra preghiera di suffragio. Alla fine dei tempi Cristo verrà di nuovo, nella gloria (Parusia), e giudicherà la storia nel giudizio universale e allora i corpi risorti si riuniranno alle anime e seguirà nei cieli nuovi e nella terra nuova la vita che non avrà mai fine.
«La vita eterna è quella che inizierà subito dopo la morte. Essa non avrà fine. Sarà preceduta per ognuno da un giudizio particolare ad opera di Cristo, giudice dei vivi e dei morti, e sarà sancita dal giudizio finale» (Compendio, 207).
Per lo studio: CCC 990-1060; Compendio 202-216; CdA 1185-1235; YouCat 152-164
Per la catechesi: L’argomento escatologico può attirare qualche curiosità. Nella catechesi si presenti la dottrina della Chiesa e soprattutto la centralità di Cristo, Primo ed Ultimo, la cui relazione vissuta già qui troverà compimento eterno al termine della nostra vita.
